A volte mi fermo a pensare di chi sia la colpa o il merito, chi tende i miei fili.
Scopro che è un'altra marionetta, che viene mossa da altri fili, se penso un altro po' realizzo che anche questi fili sono mossi da un altro fantoccio.
Un teatrino squallido, ma elaborato.
Ci trasciniamo dietro uno squallido post-capitalismo, dove l'unica regola è più produci, più hai.
Ma in realtà la marionetta che muove il maggior numero di altre non segue questa legge matematica: non produce e fa soldi con i soldi.
Siamo sull'orlo di un profondo mutamento della terra, la gente viene rimpilzata di illusioni di serenità, di auto veloci e computer sempre più potenti. Lo stesso il trust di chi detiene la ricchezza non produce, ma specula. C'è il signoraggio, la borsa, la pubblicità.
Quando si accorgeranno che il denaro non varrà più nulla sarà ormai troppo tardi: i miei soldi vanno alle banche, le banche investono i miei soldi in altri soldi, naturalmente io ci rimetto ma loro no. Ebbene la valuta, ne compra un'altra, alla fine la seconda aumenta rimanendo uguale.
Questo non produce, ma arricchisce chi lo sa fare e impoverisce chi sta a guardare.
Un bellissimo trucco da illusionista, ma un trucco è sempre un trucco, perciò è spiegabile.
La produzione non tiene il passo con il valore della stessa, perciò ci troviamo con case che finiremo di pagare dopo la nostra morte, auto che vanno ai 200 km/h dove la strada permette al massimo 130 km/h, e computer sempre più potenti...
sabato 24 marzo 2007
giovedì 1 marzo 2007
Sulla società
Quando un individuo nasce porterà per tutta la sua vita il debito che ha la società e che ha con la società. La nostra è democratica, sembra strano che un modello inventato dai greci sia ancora vigente, sebbene la quantità di persone che formava la società antica era molto ridotta e invece oggi sia paragonabile solo esponenzialmente. Non è ora di introdurre qualcosa di nuovo?
Nascere comporta l'imprigionamento nella società stessa, forma gli individui in maniera scorretta e purtroppo anti-evolutiva. Da diversi decenni sta prevalendo il modello democratico e capitalistico, non voglio schierarmi in nessuna posizione politica: è solo un'analisi.
Il capitalismo e la scoperta della psicologia ha portato all'invenzione del marketing. Tutto è basato sul marketing nella nostra vita. Ci troviamo a fronteggiare dei bisogni indotti dalla pubblicità, del tutto privi di valore per la maggior parte, trascorriamo la maggior parte della nostra vita a lavorare non per noi stessi, ma per colmare il nostro incolmabile bisogno di beni. Perciò non stiamo lavorando per noi, ma per chi produce il nostro bisogno.
Trascorrere una vita frenetica è una delle nostre prigioni.
Tutto comincia quando andiamo a scuola e dai nostri genitori, ci tramandano questo finto benessere e ci dicono che bisogna studiare per ottenere una posizione.
Studi e se non sei fortunato tutto il tuo studio non servirà direttamente per il lavoro. Il lavoro ci rende liberi? Cosa ne facciamo di questi soldi per noi stessi?
Il lavoro qui in Italia non è un'attività meritocratica, almeno per la mia esperienza, non avanza chi è bravo, ma chi è parente, più è parente più scala la piramide sociale. Ragion per cui studiare non è direttamente proporzionale alla posizione. Quanti laureati ci sono che lavorano al McDonald e quanti altri fanno il magazziniere? Alcuni di questi, forse non la maggior parte, si sono impegnati veramente, altri lo hanno fatto solo per far finta che le responsabilità non esistono.
La filiera parte nel mass-media e finisce nel petrolio...
CONTINUA
Nascere comporta l'imprigionamento nella società stessa, forma gli individui in maniera scorretta e purtroppo anti-evolutiva. Da diversi decenni sta prevalendo il modello democratico e capitalistico, non voglio schierarmi in nessuna posizione politica: è solo un'analisi.
Il capitalismo e la scoperta della psicologia ha portato all'invenzione del marketing. Tutto è basato sul marketing nella nostra vita. Ci troviamo a fronteggiare dei bisogni indotti dalla pubblicità, del tutto privi di valore per la maggior parte, trascorriamo la maggior parte della nostra vita a lavorare non per noi stessi, ma per colmare il nostro incolmabile bisogno di beni. Perciò non stiamo lavorando per noi, ma per chi produce il nostro bisogno.
Trascorrere una vita frenetica è una delle nostre prigioni.
Tutto comincia quando andiamo a scuola e dai nostri genitori, ci tramandano questo finto benessere e ci dicono che bisogna studiare per ottenere una posizione.
Studi e se non sei fortunato tutto il tuo studio non servirà direttamente per il lavoro. Il lavoro ci rende liberi? Cosa ne facciamo di questi soldi per noi stessi?
Il lavoro qui in Italia non è un'attività meritocratica, almeno per la mia esperienza, non avanza chi è bravo, ma chi è parente, più è parente più scala la piramide sociale. Ragion per cui studiare non è direttamente proporzionale alla posizione. Quanti laureati ci sono che lavorano al McDonald e quanti altri fanno il magazziniere? Alcuni di questi, forse non la maggior parte, si sono impegnati veramente, altri lo hanno fatto solo per far finta che le responsabilità non esistono.
La filiera parte nel mass-media e finisce nel petrolio...
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