venerdì 26 novembre 2010
Va tutto a puttane, mi sa che ci vado pur'io
Voglio dire, chi ha detto che si sta bene con la gente? L'ho sempre capito che non era vero. Mi sa che da solo ci sto meglio, sì sì... qua un giorno è un nuovo scassa palle, ma che c'entro? Che ti chiedo? Ma lasciami vivere! Bisogna capire che da soli ci si sta meglio, è così. Poi, sai che c'è?, stai bene una volta e da imbecille pensi di starci bene ancora. Che rincoglionito illuso, ma per davvero! Non cambi mai, anche se sai che i migliori rapporti sono quelli superficiali e formali. Sì, quelli dove a malapena ci devi mettere il viso, tipo quando dai 10 euri alla commessa, o chiami il tuo operatore telefonico. La mia tariffa è un furto, andate a cagare! Metti le relazioni amorose. Non c'è di peggio a far crollare la fede al cristo. Il mio cuore pompa a vuoto. Fa cilecca e mi devo improvvisare. All'inizio è perfetto, siete anime gemelle, che bello il futuro del cazzo! Poi lei, all'improvviso diventa una cagna impazzita.. E si capisce che le donne sono tutte cagne impazzite! Allo stato brado, fanno gruppo solo per parlare di cazzi e borsette. E di "Mamma mia che sfigati sono gli uomini!". Poi quando le cose sono davvero importanti, per loro è di certo una penetrazione, si sbranano, e sbranano pure a te che non c'entri niente! E così, quando sei all'inizio questa banale verità te la dimentichi. Sai perché? Perché l'uomo è un inguaribile imbecille che regiona per induzione anche quando è un processo deduttivo. Sono tutte uguali. Egoiste, cagne e impazzite. Conosciuta una le conosci tutte in fondo. Ci hanno voglia di star male, significa che se le cose vanno bene, sai che fanno? Un fottuto casino. S'inventano il peggio, ma non credere che sia insicurezza, ansia, etc. è proprio voglia di star male e di farti star male. Ragiona su questo. In quelle fighe e culi che tu ci creda o no, sono passati chilometri e chilometri di cazzi. Vagoni, TIR, transatlantici di nerchie colanti di liquido seminale. Se ti va bene a trent'anni hanno percorso almeno tutta l'Italia, quelle fighe. Se hanno percorso l'Europa, fidati, lasciala subito. Sì, eh! Torrenti di sperma. Che vuoi farci? Annegarci? - Sono lo scroto ingrossato di Jack - Cammino freddo per le strade e mi dilania il vento, toh!, con 'sti buoni pasto - penso - mi facciano un'eutanasia? Poi elucubro che è meglio prendere un birra. Di fronte al bar, guardo dalle vetrine (eh sì, ti ci mettono in vetrina: sei carne da consumo), c'è gente! Ma no dio d'un cristo, a me la gente sta proprio sui coglioni! mi vado a bere della grappa a baita che, tanto, è come un'eutanasia, da soli. Sai che ti dico? servirebbero bar dove sbronzarti da solo. E dove puoi appestare il barista di merda e bacilli d'odio. Ma invece arrivano i tuoi amici, se ne hai, e dicono che sono lì per la festa di chi sa il cazzo. Ho una faccia pestata, un tipico costume di chi se ne frega. E io sì che volevo essere un Celine, già tanto se sono un Bukowsky all'amatriciana. Sono un misantropo cinico del cazzo, ma gatti non ce ne ho e ritengo che le intuizioni geopolitiche di Hank siano molto meglio. Però voglio essere un Celine, lo stesso, capisci? Ma in fondo credo di esserlo. Vai a bere in giro e tutte queste facce... è come se bevessi una bottiglia di vodka e ballassi da solo, comunque. Fino allo star male e rigettare. Un fottuto odio dentro, un odio simile all'angoscia, senza oggetto. Un odio incondizionato. Di fare un tanto al chilo, perché è così che si deve fare. Il discorso è così semplice che lo concludo in un mozzicone di frase. Mi domando, ma a me che me ne fotte di carriera, famiglia, figli, matrimonio, mutui, morti delle persone care, addii importanti? Ormai ho sborrato in tutti i buchi, giocato a Carmageddon, mangiato carne viva e non chiedo altro, tanto che la coazione a ripetere mi dà un senso del dovere e, vabbé, mi dispiace, ma io non devo niente a nessuno. Anzi! Ma, in franchezza, ciò che mi lascia qui senza proiettili nell'encefalo è semplice. Una sana, calda, potente voglia di dionisiaco caos. Sì, sì... Deridere le certezze dall'alto della mia follia mentre devo diventare vecchio e cenere... E mentre ero qui che bevo grappa invecchiata e fumavo Camel un mese fa e mi leggi, domani, vestito bene, dirò che sei il migliore e tu mi vorrai bene. Bene? bene! A me non me ne fotte un ceppo di minchia. Triste da dire, ma così è anche per te. Che se non hai già seppelito tuo padre lo farai prima o poi. Tuo padre è già una foto e tu sei lì che lo rimpiangi, forse... Le tue dita che diventano secche e quei solchi sul viso da leccate sull'orlo e di frasi sempre uguali a persone che se lo meritavano più o meno. Non c'è niente. Niente. Frasi sempre uguali, voglie sempre uguali. Occhi diversi, ma sempre occhi da guardare e dire: "Ti amo", "Ho voglia di te", "Sei speciale", "Te la faccio dentro"!. Ma, ma è tutto così uguale. Così deprimentemente uguale che ci vuole una gran fantasia a pensare che ci sia qualcosa di nuovo. Una tristezza da fanatico della vita, nient'altro ci vuole. Ma in tutta sincerità vai a puttane. O l'equivalente maschile per il femminile. Vuoi che ti parli di uomini per par condico? Ti accontento eh! Che vuoi? Ti ho detto che sono imbecilli. O meglio, siamo. L'uomo è una bestia, meno impazzita, ma è una bestia. Ha introdotto il concetto dell'onore e l'ha inculcato bene da subito, dalla prima volta che ha un "amico". Ma credi a me, è una semplice economia di bastonate. Gli uomini bastonano, bastonano e quanto! Sono peggio delle donne se non ce ne sono di mezzo o se te le ritrovano contro. Necessario questo, eh! E' il tetro animo di tanathos! Ho visto uomini allagare case e spingere giù dalle scale persone, così. Ma se ci sono di mezzo donne pérdono l'onore e son dei fottuti cani impazziti. L'onore è barattato per un bruno pelo di fica. Tali e quali. Però gli uomini vivono di futuro non di presente del cazzo. Sniffano l'onda e scopano la schiuma con goduria. Poi si buttano per le troie. Non ti fa ridere? A me sì. Mi fa ridere, eccome! Vedi... a me la gente sta sul cazzo, ma mi incuriosce. Sai cosa mi incuriosisce? Come, con che metodo, si nasconda l'amaro egoismo. Superi la delusione di modelli culturali, religiosi e chissalcazzo. Ciao testimone di geova! Ti spruzzo un po' di sangue, paura eh? Sangue! Sangue! Sangue! Misurati col mio cazzo di sorriso compiaciuto. La gente è come la merda.
giovedì 25 novembre 2010
I dialoghi nei sogni
PRIMO DIALOGO
Non vorrei un passato per poter credere di conoscerti da sempre e so già che mi chiameranno folle, perché ho ceduto la vita per il torpore di un momento che non ho compreso.
“ Ma noi siamo come ombre e viviamo nei vostri occhi nel buio di un istante. Non vi chiediamo pietà per la nostra diversità, se non siamo come il resto della vostra vigile consapevolezza.
Senza di noi non capireste la luce... E poi mi sembrano un piccolo prezzo da pagare quei brividi quando diamo un senso alla vostra esistenza possedendovi.
Gli antichi ci hanno chiamato dèi perché ci sapevano più forte dell'uomo, ora ci chiamate emozioni e siete convinti di poterci controllare. Ma mentre mi stai leggendo io ti sto possedendo e se solo una parte di te lo ha capito è perché l'altra parte di te è mia.
Tu... sei... mia... „
Cara emozione, scusa se non so chiamarti paura o amore. Ma quello che dici mi sembra arrogante... Abbiamo smesso di chiamarvi dèi perché lei è tua quanto tu sei suo... Non vi chiamiamo dèi perché anche voi senza di noi non sareste che un progetto gettato nel nulla.
SECONDO DIALOGO
- Vuole davvero lasciare a suoi occhi lo spettacolo di un amore che muore?
- No vostro onore, c'era lì un posto buio e vuoto, l'ho illuminato, guarnito e ora è lì che riposa.
- Figliolo come sai se riposa?, tra le sbarre lo farai soffocare...
- Vostro onore ho la fede... ho la fiducia in lei che mi ama
- Imputato io la chiamo per questo. E' vero, lei ha gli occhi di una donna che ama. Ma per un amore che muore assoluzione e delitto hanno lo stesso movente. Ora apra di nuovo il suo cuore e le dica "Io ti lascio scappare". Se la ama veramente, vedrà, lei non farà che tornare
TERZO DIALOGO
Dedico a te il buio della notte che nasconde i nostri occhi lontani.
Ti dedico questa nebbia che come fumo avvolge il mio corpo, che non soffre questo freddo notturno perché scaldato dall'idea di te. Perché ovunque ti trovi so che mi porti con te nel calore del tuo dormire. Nel tuo sogno. Nel tuo essere che ormai fa parte del mio, tenera creatura dagli occhi puri, dai pensieri folli, dalle parole intense che toccano il mio cuore. La tua natura mi affascina e mi protegge , mi travolge e mi spaventa al tempo stesso.
Ma indietro non si può tornare e io ti lascio al tuo dolce sognare.
Dolce signora del sogno dedico a te i miei pensieri primi. Era notte e mi ero perso, tu mi hai coccolato proteggendomi da eclissi terrestri di meste lune remote. Emergevo da desertici recessi di ghiaccio della mia anima, e tu mi hai donato il calore del tuo corpo, caldo più di un manto di lana al fuoco.
Ascolta dolce signora, tu sei raggio di tenebra e attraversi la materia, eterea tra atomi instabili, tra lucide lacrime di mondi lontani, ed a me hai portato la gioia?
Ti lascerò domarmi e sarò tue armi e tuo scudo, ti lascerò dissodarmi e sarò approdo sicuro per il tuo veliero durante furibonde tempeste negli oceani del tuo profondo.
Ti lascerò sedurmi e sarò il tuo bacio.
TERZO DIALOGO
Confluendo nello stesso mare stanno giocando le onde dei nostri destini. Salate come le mie lacrime, dolci come il tuo profumo, amare come la tua mancanza. Amore, è la nostra vita che scorre? O sono le tue labbra che si muovono per dirmi ti amo che la fanno esprimersi, e tutto il resto è il bianco siderale di un foglio immobile e insisgnificante che chiamiamo universo?
Piango e rido senza motivo, ho fame perché me ne devo ricordare; sono stremato, ma sono sveglio e lucido. Forse siamo morti e rinati con il tuo desiderio e ora il futuro che ci attende si sta scrivendo cancellando calendari non acora stampati...
QUARTO DIALOGO
Quanto calore in una carezza rimasta nelle mie mani
dall'ultimo incontro,
quanta tenerezza in uno sguardo lontano
quanta passione in un bacio pensato a occhi chiusi,
quanta emozione per una voce che ho già ascoltato,però,
guardandoci negli occhi.
L'amore,cos'è!è solo una parola
che si perde nel momento stesso che viene pronunciata.
Non esiste amore,non esiste nemmeno il ricordo,
non esiste il momento,perchè il momento finisce
nell'istante dopo.
Non dirmi "ti amo"per scordarti
di averlo detto,non accarezzarmi per poi andartene via,
non guardarmi per poi girarti e dimenticare i miei occhi.
Non amarmi,perchè voglio chiudere gli occhi e sognare
che un giorno lo farai.
Ti chiedo di togliermi la speranza
per poter soffrire per te.
Ti chiedo di non desiderarmi per poterti desiderare
ancora di più.
Però una cosa devi fare per me
quando domani ti sveglierai.
Ti chiedo di darmi il buongiorno,
per ricordarmi che sono viva con te.
Ti chiedo la buona notte per ricordarmi
che sto per dormire e potrò sognarti.
Ti chiedo di respirare
mentre lo sto facendo io.
Ti chiedo di sorridere perchè sai che
io esisto.
Ti chiedo solo questo!
perchè non esiste nessun amore
se viene pronunciato nel vuoto,non esiste nessun sentimento,
non esiste niente di tutto ciò che è solo
detto,niente!
esistono solo due cuori che stanno
battendo nello stesso momento,
tra un istante passerà anche questo pensiero
e verrà dimenticato.
Ma il nostro cuore continuerà a battere.
E domani mi manderai il buongiorno
e domani sera la buona notte.
E io continuerò a vivere,
sapendo che tu vivi con me!
E in questo,forse,c'è il solo e unico grande Amore che può
essere pronunciato senza paura che venga dimenticato!
Ti voglio, rispondere in prosa. Anche se questa è una poesia dedicata a noi. Per favore, questa falla diventare parte di te.
“Analizzo il cervello di Esmeralda e vi dico tutto quello che avviene in esso quando fate l'amore: vi spiego l'attività del suo setto e dei nuclei ipotalamici, vi informo che determinati peptidi vengono liberati assieme alla prolattina, l'ormone che che favorisce la secrezione lattea, e così via. Se a quel punto vi rivolgeste a lei dicendo: «Ma come è tutto qui? Il tuo amore non è reale, è solo una questione di chimica?», Esmeralda avrebbe ragione a rispondervi «Al contrario, tutta questa attività cerebrale dimostra che io ti amo davvero, che non sto fingendo, e dovrebbe renderti più sicuro dei miei sentimenti».„ - Ramachandran V.
Amore mio dolcissimo, cuori che battono si fermano e nuove cellule del miocardio si aggregano nei feti, pronti a battere. E questo ogni attimo dell'esistenza che è prima, durante e dopo noi. Il nostro cuore batte e noi ci amiamo. E cuori che battono e si fermano, cuori nuovi pronti a battere; noi, non ci pensiamo. Il nostro cuore batteva prima del nostro amore, ma non sappiamo se batterà dopo. Amore mio dolcissimo, il nostro amore è al di là di sistole e diastole.
Il pane è il pane, non ciò che lo ha prodotto. Il vino è il vino, non è l'uva e non è la vite. Così, se tu leggi le mie parole vedresti linee e spazi. In realtà è il mio messaggio per te che vivi di attimi e scordi l'esperienza umana. La parola non è il suo suono, nè la sua grafia. Allo stesso modo io che penso a noi non penso a te a me, ma a noi.
La nostra esperienza, come viviamo e ciò che percepiamo, è oltre. Amore mio. Alla convention di oggi un criminologo ha parlato di altri noi, di cui uno è in fin di vita per una male che distrugge le carni e senza cura. Per amore l'altro gli dà la morte. E questo è amore. Mi sono sentito morire dentro, mi sono sentito morire dentro e a stento trattenevo le lacrime pensando a noi. Lo sai perché? Perché ho conferme continue che ti amo.
Tu che vuoi la mia indifferenza per soffrire, fingendo proverò a donartela. Ricorda però che che esiste un Uomo oltre all'Uomo. Nietzsche appunto lo chiama l'Oltreuomo e Zaratustra predica le tre metamorfosi: Cammello, Leone e Bambino. L'Oltreuomo è figlio dell'Uomo e da lui trae la sua forza, ma lo supera. Il figlio dell'Uomo è il Bambino. Ora sei un Leone, ma il tuo cuore mi ha parlato da Cammello.
Ora ciò di cui ti parlerò ti sembrerà un delirio, ma ti sembrerà un delirio solo ora. Sarà la verità più limpida quando solo guardandoci negli occhi saremo complici. Ti ho afferrato la mano, ma sarai tu a passare da crisalide a farfalla. Ti sentirai morire, ma è solo morendo che puoi rinascere come Bambino.
“Tre metamorfosi vi cito dello spirito: di come lo spirito si trasforma in cammello e il cammello in leone e da ultimo il leone in bambino.
Per lo spirito ci sono molte cose gravose, per il forte e tollerante spirito in cui alberga il timore reverenziale. La sua forza esige pesi e pesi ancora più gravosi.
"Che cosa è pesante?" Così chiede il tollerante spirito, così s'inginocchia a terra, simile al cammello e vuol venire caricato bene.
"Che cosa è più pesante di tutto, o eroi" così chiede il tollerante spirito " perché io lo carichi su di me e mi rallegri della mia forza?"
Non è forse mortificarsi per far male alla propria superbia! Lasciar splendere la propria stoltezza per farsi beffe della propria saggezza?
Oppure è questo: separarci dalla nostra causa quando festeggia la sua vittoria? Salire su alti monti per tentare il tentatore?
Oppure è questo: nutrirsi delle ghiande e dell'erba della conoscenza e per amore della verità patire la fame dell'anima?
Oppure è questo: essere ammalati e rimandare a casa le persone venute a consolare, e fare amicizia con i sordi che non ascoltano mai quel che vuoi tu?
Oppure è questo: entrare in un'acqua sporca purché sia l'acqua della verità e non allontanare da sé le rane fredde e i bollenti rospi?
Oppure è questo: amare coloro che ci disprezzano e tendere la mano allo spettro che vuole metterci paura?"
Lo spirito tollerante si carica di tutte queste cose difficilissime: simile al cammello che si affretta carico nel deserto, così si affretta anche lui nel suo deserto.
Ma nel deserto più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diviene leone, vuole conquistarsi la libertà ed essere signore nel proprio deserto.
Qui cerca il suo ultimo signore: vuole diventare nemico suo e del suo ultimo dio, vuol combattere per la vittoria con il grande drago.
Qual è il grande drago che lo spirito non vuole più chiamare signore e dio? Il grande drago si chiama "Tu devi". Ma lo spirito del leone dico "Io voglio".
"Tu devi" gli sbarra il cammino, scintillante d'oro, animale squamato e su ogni squama splende aureo "Tu devi!"
Su queste squame splendono valori millenari e così parla il più potente di tutti i draghi: "Tutti i valori delle cose splendono su di me.
Tutti i valori sono già stati creati e io sono tutti i valori creati. In verità, nessun "Io voglio" deve più esistere!" Così parla il drago.
Fratelli miei, a che scopo c'è bisogno del leone nello spirito? A cosa non basta l'animale da soma che rinuncia e prova timore reverenziale?
Creare nuovi valori - neppure il leone ci riesce: ma a procurarsi libertà di creare - questo il potere del leone riesce a farlo.
Per procurarsi libertà e un sacro No anche dinanzi al dovere: per questo, fratelli miei, ci vuole il leone.
Prendersi il diritto di stabilire nuovi valori - questo è il più terribile atto per uno spirito tollerante e riverente. In verità per lui è un rapinare: una cosa per animale da preda.
Un tempo amava come suo dovere più sacro il "Tu devi": ora anche nel suo dovere più sacro deve trovare la pazzia e l'arbitrio per potersi prendere con la forza la libertà dall'amore: per questa rapina ci vuole il leone.
Ma dite, fratelli miei, che riesce a fare il bambino che non riesca a fare anche il leone? A che scopo il leone predatore deve divenire bambino?
Innocenza è il fanciullo e dimenticanza, un nuovo inizio, un gioco, una ruota che gira da sola, un primo movimento, un sacro dire di sì.
Sì, per il gioco del creare, fratelli miei, ci vuole un sacro dire di sì: ora lo spirito vuole la sua volontà, il senzamondo si conquista il suo mondo.
Tre metamorfosi dello spirito vi ho citato: di come lo spirito si è trasformato in cammello e il cammello in leone e il leone da ultimo in bambino.
Così parlo Zarathustra.„
Non vorrei un passato per poter credere di conoscerti da sempre e so già che mi chiameranno folle, perché ho ceduto la vita per il torpore di un momento che non ho compreso.
“ Ma noi siamo come ombre e viviamo nei vostri occhi nel buio di un istante. Non vi chiediamo pietà per la nostra diversità, se non siamo come il resto della vostra vigile consapevolezza.
Senza di noi non capireste la luce... E poi mi sembrano un piccolo prezzo da pagare quei brividi quando diamo un senso alla vostra esistenza possedendovi.
Gli antichi ci hanno chiamato dèi perché ci sapevano più forte dell'uomo, ora ci chiamate emozioni e siete convinti di poterci controllare. Ma mentre mi stai leggendo io ti sto possedendo e se solo una parte di te lo ha capito è perché l'altra parte di te è mia.
Tu... sei... mia... „
Cara emozione, scusa se non so chiamarti paura o amore. Ma quello che dici mi sembra arrogante... Abbiamo smesso di chiamarvi dèi perché lei è tua quanto tu sei suo... Non vi chiamiamo dèi perché anche voi senza di noi non sareste che un progetto gettato nel nulla.
SECONDO DIALOGO
- Vuole davvero lasciare a suoi occhi lo spettacolo di un amore che muore?
- No vostro onore, c'era lì un posto buio e vuoto, l'ho illuminato, guarnito e ora è lì che riposa.
- Figliolo come sai se riposa?, tra le sbarre lo farai soffocare...
- Vostro onore ho la fede... ho la fiducia in lei che mi ama
- Imputato io la chiamo per questo. E' vero, lei ha gli occhi di una donna che ama. Ma per un amore che muore assoluzione e delitto hanno lo stesso movente. Ora apra di nuovo il suo cuore e le dica "Io ti lascio scappare". Se la ama veramente, vedrà, lei non farà che tornare
TERZO DIALOGO
Dedico a te il buio della notte che nasconde i nostri occhi lontani.
Ti dedico questa nebbia che come fumo avvolge il mio corpo, che non soffre questo freddo notturno perché scaldato dall'idea di te. Perché ovunque ti trovi so che mi porti con te nel calore del tuo dormire. Nel tuo sogno. Nel tuo essere che ormai fa parte del mio, tenera creatura dagli occhi puri, dai pensieri folli, dalle parole intense che toccano il mio cuore. La tua natura mi affascina e mi protegge , mi travolge e mi spaventa al tempo stesso.
Ma indietro non si può tornare e io ti lascio al tuo dolce sognare.
Dolce signora del sogno dedico a te i miei pensieri primi. Era notte e mi ero perso, tu mi hai coccolato proteggendomi da eclissi terrestri di meste lune remote. Emergevo da desertici recessi di ghiaccio della mia anima, e tu mi hai donato il calore del tuo corpo, caldo più di un manto di lana al fuoco.
Ascolta dolce signora, tu sei raggio di tenebra e attraversi la materia, eterea tra atomi instabili, tra lucide lacrime di mondi lontani, ed a me hai portato la gioia?
Ti lascerò domarmi e sarò tue armi e tuo scudo, ti lascerò dissodarmi e sarò approdo sicuro per il tuo veliero durante furibonde tempeste negli oceani del tuo profondo.
Ti lascerò sedurmi e sarò il tuo bacio.
TERZO DIALOGO
Confluendo nello stesso mare stanno giocando le onde dei nostri destini. Salate come le mie lacrime, dolci come il tuo profumo, amare come la tua mancanza. Amore, è la nostra vita che scorre? O sono le tue labbra che si muovono per dirmi ti amo che la fanno esprimersi, e tutto il resto è il bianco siderale di un foglio immobile e insisgnificante che chiamiamo universo?
Piango e rido senza motivo, ho fame perché me ne devo ricordare; sono stremato, ma sono sveglio e lucido. Forse siamo morti e rinati con il tuo desiderio e ora il futuro che ci attende si sta scrivendo cancellando calendari non acora stampati...
QUARTO DIALOGO
Quanto calore in una carezza rimasta nelle mie mani
dall'ultimo incontro,
quanta tenerezza in uno sguardo lontano
quanta passione in un bacio pensato a occhi chiusi,
quanta emozione per una voce che ho già ascoltato,però,
guardandoci negli occhi.
L'amore,cos'è!è solo una parola
che si perde nel momento stesso che viene pronunciata.
Non esiste amore,non esiste nemmeno il ricordo,
non esiste il momento,perchè il momento finisce
nell'istante dopo.
Non dirmi "ti amo"per scordarti
di averlo detto,non accarezzarmi per poi andartene via,
non guardarmi per poi girarti e dimenticare i miei occhi.
Non amarmi,perchè voglio chiudere gli occhi e sognare
che un giorno lo farai.
Ti chiedo di togliermi la speranza
per poter soffrire per te.
Ti chiedo di non desiderarmi per poterti desiderare
ancora di più.
Però una cosa devi fare per me
quando domani ti sveglierai.
Ti chiedo di darmi il buongiorno,
per ricordarmi che sono viva con te.
Ti chiedo la buona notte per ricordarmi
che sto per dormire e potrò sognarti.
Ti chiedo di respirare
mentre lo sto facendo io.
Ti chiedo di sorridere perchè sai che
io esisto.
Ti chiedo solo questo!
perchè non esiste nessun amore
se viene pronunciato nel vuoto,non esiste nessun sentimento,
non esiste niente di tutto ciò che è solo
detto,niente!
esistono solo due cuori che stanno
battendo nello stesso momento,
tra un istante passerà anche questo pensiero
e verrà dimenticato.
Ma il nostro cuore continuerà a battere.
E domani mi manderai il buongiorno
e domani sera la buona notte.
E io continuerò a vivere,
sapendo che tu vivi con me!
E in questo,forse,c'è il solo e unico grande Amore che può
essere pronunciato senza paura che venga dimenticato!
Ti voglio, rispondere in prosa. Anche se questa è una poesia dedicata a noi. Per favore, questa falla diventare parte di te.“Analizzo il cervello di Esmeralda e vi dico tutto quello che avviene in esso quando fate l'amore: vi spiego l'attività del suo setto e dei nuclei ipotalamici, vi informo che determinati peptidi vengono liberati assieme alla prolattina, l'ormone che che favorisce la secrezione lattea, e così via. Se a quel punto vi rivolgeste a lei dicendo: «Ma come è tutto qui? Il tuo amore non è reale, è solo una questione di chimica?», Esmeralda avrebbe ragione a rispondervi «Al contrario, tutta questa attività cerebrale dimostra che io ti amo davvero, che non sto fingendo, e dovrebbe renderti più sicuro dei miei sentimenti».„ - Ramachandran V.
Amore mio dolcissimo, cuori che battono si fermano e nuove cellule del miocardio si aggregano nei feti, pronti a battere. E questo ogni attimo dell'esistenza che è prima, durante e dopo noi. Il nostro cuore batte e noi ci amiamo. E cuori che battono e si fermano, cuori nuovi pronti a battere; noi, non ci pensiamo. Il nostro cuore batteva prima del nostro amore, ma non sappiamo se batterà dopo. Amore mio dolcissimo, il nostro amore è al di là di sistole e diastole.
Il pane è il pane, non ciò che lo ha prodotto. Il vino è il vino, non è l'uva e non è la vite. Così, se tu leggi le mie parole vedresti linee e spazi. In realtà è il mio messaggio per te che vivi di attimi e scordi l'esperienza umana. La parola non è il suo suono, nè la sua grafia. Allo stesso modo io che penso a noi non penso a te a me, ma a noi.
La nostra esperienza, come viviamo e ciò che percepiamo, è oltre. Amore mio. Alla convention di oggi un criminologo ha parlato di altri noi, di cui uno è in fin di vita per una male che distrugge le carni e senza cura. Per amore l'altro gli dà la morte. E questo è amore. Mi sono sentito morire dentro, mi sono sentito morire dentro e a stento trattenevo le lacrime pensando a noi. Lo sai perché? Perché ho conferme continue che ti amo.
Tu che vuoi la mia indifferenza per soffrire, fingendo proverò a donartela. Ricorda però che che esiste un Uomo oltre all'Uomo. Nietzsche appunto lo chiama l'Oltreuomo e Zaratustra predica le tre metamorfosi: Cammello, Leone e Bambino. L'Oltreuomo è figlio dell'Uomo e da lui trae la sua forza, ma lo supera. Il figlio dell'Uomo è il Bambino. Ora sei un Leone, ma il tuo cuore mi ha parlato da Cammello.Ora ciò di cui ti parlerò ti sembrerà un delirio, ma ti sembrerà un delirio solo ora. Sarà la verità più limpida quando solo guardandoci negli occhi saremo complici. Ti ho afferrato la mano, ma sarai tu a passare da crisalide a farfalla. Ti sentirai morire, ma è solo morendo che puoi rinascere come Bambino.
“Tre metamorfosi vi cito dello spirito: di come lo spirito si trasforma in cammello e il cammello in leone e da ultimo il leone in bambino.
Per lo spirito ci sono molte cose gravose, per il forte e tollerante spirito in cui alberga il timore reverenziale. La sua forza esige pesi e pesi ancora più gravosi.
"Che cosa è pesante?" Così chiede il tollerante spirito, così s'inginocchia a terra, simile al cammello e vuol venire caricato bene.
"Che cosa è più pesante di tutto, o eroi" così chiede il tollerante spirito " perché io lo carichi su di me e mi rallegri della mia forza?"
Non è forse mortificarsi per far male alla propria superbia! Lasciar splendere la propria stoltezza per farsi beffe della propria saggezza?
Oppure è questo: separarci dalla nostra causa quando festeggia la sua vittoria? Salire su alti monti per tentare il tentatore?
Oppure è questo: nutrirsi delle ghiande e dell'erba della conoscenza e per amore della verità patire la fame dell'anima?
Oppure è questo: essere ammalati e rimandare a casa le persone venute a consolare, e fare amicizia con i sordi che non ascoltano mai quel che vuoi tu?
Oppure è questo: entrare in un'acqua sporca purché sia l'acqua della verità e non allontanare da sé le rane fredde e i bollenti rospi?
Oppure è questo: amare coloro che ci disprezzano e tendere la mano allo spettro che vuole metterci paura?"
Lo spirito tollerante si carica di tutte queste cose difficilissime: simile al cammello che si affretta carico nel deserto, così si affretta anche lui nel suo deserto.
Ma nel deserto più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diviene leone, vuole conquistarsi la libertà ed essere signore nel proprio deserto.
Qui cerca il suo ultimo signore: vuole diventare nemico suo e del suo ultimo dio, vuol combattere per la vittoria con il grande drago.
Qual è il grande drago che lo spirito non vuole più chiamare signore e dio? Il grande drago si chiama "Tu devi". Ma lo spirito del leone dico "Io voglio".
"Tu devi" gli sbarra il cammino, scintillante d'oro, animale squamato e su ogni squama splende aureo "Tu devi!"
Su queste squame splendono valori millenari e così parla il più potente di tutti i draghi: "Tutti i valori delle cose splendono su di me.
Tutti i valori sono già stati creati e io sono tutti i valori creati. In verità, nessun "Io voglio" deve più esistere!" Così parla il drago.
Fratelli miei, a che scopo c'è bisogno del leone nello spirito? A cosa non basta l'animale da soma che rinuncia e prova timore reverenziale?
Creare nuovi valori - neppure il leone ci riesce: ma a procurarsi libertà di creare - questo il potere del leone riesce a farlo.
Per procurarsi libertà e un sacro No anche dinanzi al dovere: per questo, fratelli miei, ci vuole il leone.
Prendersi il diritto di stabilire nuovi valori - questo è il più terribile atto per uno spirito tollerante e riverente. In verità per lui è un rapinare: una cosa per animale da preda.
Un tempo amava come suo dovere più sacro il "Tu devi": ora anche nel suo dovere più sacro deve trovare la pazzia e l'arbitrio per potersi prendere con la forza la libertà dall'amore: per questa rapina ci vuole il leone.
Ma dite, fratelli miei, che riesce a fare il bambino che non riesca a fare anche il leone? A che scopo il leone predatore deve divenire bambino?
Innocenza è il fanciullo e dimenticanza, un nuovo inizio, un gioco, una ruota che gira da sola, un primo movimento, un sacro dire di sì.
Sì, per il gioco del creare, fratelli miei, ci vuole un sacro dire di sì: ora lo spirito vuole la sua volontà, il senzamondo si conquista il suo mondo.
Tre metamorfosi dello spirito vi ho citato: di come lo spirito si è trasformato in cammello e il cammello in leone e il leone da ultimo in bambino.
Così parlo Zarathustra.„
mercoledì 24 novembre 2010
Il ritorno del mondo conosciuto
Si consumano così, tra avanzi e poesie, piatti da sciacquare e storie di noi. Si consumano così, tra teneri insieme e posaceneri da svuotare, pervasi da passioni e tovaglie da lavare. Si consumano così gli ultimi atti di uno squarcio nel blu. L'ultima sigaretta e poi, il sipario cola giù, è notte fuori! e nulla, più nulla. Ho freddo, amore, e sono triste e piove. Non voglio un'ultima carezza, tanto chi la sentirebbe qui. Chi me lo dice, se spinto da memorie dall'intenso, che abbracciandoti saresti di nuovo tu? Tu, quella di ieri... o meglio quella che eri domani. Se non c'è niente da fare, non c'è niente da rifare. Abbiamo corso la vita alla follia e finendo le batterie e se ci chiediamo se siamo arrivati è perché non c'era nessun luogo in cui arrivare. Ascolta i grandi, loro lo sapevano già. Si sono amati e si sono trovati due sconosciuti. Non ci sono tecnologie per gli amori che si guastano. Ho provato mille parole finora. Potrò scriverti le più strazianti, immaginare le più toccanti à la retorica del caso. Forcluderti la mia disperazione. Non è così. Non lo farò.
Dirò FINE ed è già un oblio.
Dirò FINE ed è già un oblio.
venerdì 5 novembre 2010
Oblio tascabile

E allora piovve sui cieli vuoti delle nostre allucinazioni al fosforo.
Derive di foglie nell'aria tersa del tagliente autunno delle nostre tentazioni,
tempeste di squarci urlano nella tasca del pastrano. Stai morendo amore?
Un cucchiao di zucchero o due?
E allora piovve sul fumo incrollabile dei nostri estri endorfinici.
Montaggi di immagini vere mormorano sulla nostra tecnologia del futuro,
sereni di vetro preziosi realizzano nel comodino della camera dei figli.
Oblii tascabili ci bruciano col fuoco.
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