Gli esperti di tutti i settori s'interrogano sulla massa di programmatori che si sta convertendo all'islam. L'incremento non conosce fiacca da almeno un anno e non sembra nemmeno invertirsi la tendenza da un momento all'altro. Analisti epidemiologi del campo delle conversioni comunicano un dato disorientante, ritengono che almeno dieci programmatori al giorno vengano eradicati dalla fede precedente. Il dato si è stabilizzato dopo un exploit vertiginoso a dirla tutta, ma la decina buona con varianza trascurabile perdura da mesi. Gli storici affermano che l'evento scatenante sia da rintracciarsi nel crollo del regime bachilita instaurato da gruppi nomadi indo-sciiti, i massageti, dopo l'espulsione a suon di sommosse popolari delle forze di pace occidentali che occupavano la regione. Non si hanno tutt'ora notizie sui motivi della caduta bachilita, ma ricordiamo che il disegno teodem precedente, che ebbe come protagonista il dottor Mömbris e il gruppo di pace St2306, tutti rigorosamente sionisti con doppio passaporto americano-israeliano, capitolò nel malcontento nella popolazione locale, destata dall'arrivo della tribù dell'Asia centrale. L'insurrezione ebbe luogo nella capitale, Zāhedān, che, come informò a suo tempo un dispaccio Debkafile, fu certamente scelta dopo una raffinata esegesi del Shahnama. Non c'è l'unanimità dal fronte storico, ma, si sa, d'altronde è normale nella prassi dell'analisi storiografica una latenza interpretativa. Il resoconto frammentato apparso sulle riviste scientifiche americane redatto dal team di ricerca Λ, prestigioso manipolo internazionale di studiosi di discipline umanistiche con base a Palo Alto, non dà spiegazioni univoche e si perde in un chiassoso guazzabuglio di teorie tutte da verificare. Gli antropologi, etnografi, demoetnologi, linguisti, semiologi ed esperti di scienze sociali sono condotti dal professor Murray-Nansen, direttore del centro Larse-1 di Lekeberg. Nel 1956 il centro Larse-1 non aveva la sede svedese attuale, ma galleggiava al largo di Sozopol su un isolotto artificiale sul Mar Nero bulgaro. Non si chiamava nemmeno Larse-1, ma човека изследователски центърa, traducibile come "centro di richerche umane" o "centro di ricerca umana". Fu dopo il crollo del muro nel 1989 che la NATO scisse l'istituzione in diversi distretti e li distribuì nel nord Europa. Curiosamente, nel giro di una settimana del febbraio 1990, l'edificio galleggiante bruciò per dolo e il suo direttore, Ivan Canko Rakovski, morì in un incidente aereo nei cieli turchi. Le interecettazioni d'epoca degli alleati, coperte da segreto di stato, ma diffuse da Wikileaks, rivelano che il colonnello Emel'janenko, ex specnaz, aveva l'incarico di scortare tir da Mosca a Sozopol in piena guerra fredda. Anche più di una volta al mese. Boris Isaevič Emel'janenko, conosciuto nell'esercito come "la morsa ucraina", 110 chili di muscoli alti 1 metro e 82, riconoscibile per una cicatrice larga un dito che lo percorreva dalla guancia destra alla coscia, era maestro in qualsiasi forma di lotta. Come se non bastasse Emel'janenko viene citato spesso nei dossier declassificati della marina russa dopo la UFO disclosures, una conseguenza del FOIA (Freedom of information act) del '66. Fa un certo effetto vederlo in una foto di qualche anno fa in cui il dottor Mömbris lo spinge su una sedia a rotelle. Nella stessa foto, scattata al molo di Thunder Bay in Ontario, presenzia l'alto prelato monsignor Gianicolese, nome minore nei fascicoli del caso Calvi, ma facendo un po' di conti dovrebbe avere più di cento anni, benché ne dimostri una sessantina. Bene, tornando al gruppo Λ e all'articolo più discutibile da loro pubblicato possiamo elencare una lista di punti chiave su cui si scandisce l'intero discorso. In primis emerge il fil rouge che lega il culto del dio Mitra, e in seguito il mitraismo, a tutte le maggiori religioni moderne e in secundis alla pratica esoterica dell'alchimia. La tesi poggia su un'analisi del team di linguisti, coadiuvato dalla professoressa Mercenaris, sul nostratico: ipotizzano la concomitanza tra nascita della lingua e nascita del pantheon originario. Di seguito studi comparati delle migrazioni nel corso dei secoli, visti sotto un punto di vista antropologico e poi etnografico, investono sulla relazione triadica migrazione-ceppo linguistico-profeta. Una migrazione provoca l'isolamento della popolazione e alla mutazione della lingua; la nuova lingua sarebbe la conditio sine qua non per un nuovo profeta. Il profeta, che altera il pantheon precedente, scatena consapevolmente o inconsapevolmente una nuova migrazione. Ridefinire un pantheon, commentano, comporta il cambiamento dei valori e dei fini delle forze sociali. La profezia enunciata rappresenta il disegno dal quale partirebbe ogni fattore push. I sociologi hanno denominato il meccanismo formale come ripantheazione e hanno diviso le migrazioni in gamma e theta a seconda della presenza o meno di contaminazione con popolazioni autoctone. Le migrazioni contemporanee sono esclusivamente theta, ma non si assisterebbe ad una ripantheazione. Per la cronaca le critiche piovono come grandine sulla relazione ceppo linguistico-profeta, per taluni è una semplificazione per altri solo una coincidenza. Applicando il costrutto teorico dovremmo chiamare profeta uno e un solo individuo per ogni etnia e ciò è opinabile finché non se ne tratteggia una definizione positiva. Il secondo punto dell'articolo del gruppo Λ è controverso quanto basta per non essere considerato nemmeno scientifico.
martedì 3 maggio 2011
Il crepuscolo degli idoli di plastica - parte I
Gli esperti di tutti i settori s'interrogano sulla massa di programmatori che si sta convertendo all'islam. L'incremento non conosce fiacca da almeno un anno e non sembra nemmeno invertirsi la tendenza da un momento all'altro. Analisti epidemiologi del campo delle conversioni comunicano un dato disorientante, ritengono che almeno dieci programmatori al giorno vengano eradicati dalla fede precedente. Il dato si è stabilizzato dopo un exploit vertiginoso a dirla tutta, ma la decina buona con varianza trascurabile perdura da mesi. Gli storici affermano che l'evento scatenante sia da rintracciarsi nel crollo del regime bachilita instaurato da gruppi nomadi indo-sciiti, i massageti, dopo l'espulsione a suon di sommosse popolari delle forze di pace occidentali che occupavano la regione. Non si hanno tutt'ora notizie sui motivi della caduta bachilita, ma ricordiamo che il disegno teodem precedente, che ebbe come protagonista il dottor Mömbris e il gruppo di pace St2306, tutti rigorosamente sionisti con doppio passaporto americano-israeliano, capitolò nel malcontento nella popolazione locale, destata dall'arrivo della tribù dell'Asia centrale. L'insurrezione ebbe luogo nella capitale, Zāhedān, che, come informò a suo tempo un dispaccio Debkafile, fu certamente scelta dopo una raffinata esegesi del Shahnama. Non c'è l'unanimità dal fronte storico, ma, si sa, d'altronde è normale nella prassi dell'analisi storiografica una latenza interpretativa. Il resoconto frammentato apparso sulle riviste scientifiche americane redatto dal team di ricerca Λ, prestigioso manipolo internazionale di studiosi di discipline umanistiche con base a Palo Alto, non dà spiegazioni univoche e si perde in un chiassoso guazzabuglio di teorie tutte da verificare. Gli antropologi, etnografi, demoetnologi, linguisti, semiologi ed esperti di scienze sociali sono condotti dal professor Murray-Nansen, direttore del centro Larse-1 di Lekeberg. Nel 1956 il centro Larse-1 non aveva la sede svedese attuale, ma galleggiava al largo di Sozopol su un isolotto artificiale sul Mar Nero bulgaro. Non si chiamava nemmeno Larse-1, ma човека изследователски центърa, traducibile come "centro di richerche umane" o "centro di ricerca umana". Fu dopo il crollo del muro nel 1989 che la NATO scisse l'istituzione in diversi distretti e li distribuì nel nord Europa. Curiosamente, nel giro di una settimana del febbraio 1990, l'edificio galleggiante bruciò per dolo e il suo direttore, Ivan Canko Rakovski, morì in un incidente aereo nei cieli turchi. Le interecettazioni d'epoca degli alleati, coperte da segreto di stato, ma diffuse da Wikileaks, rivelano che il colonnello Emel'janenko, ex specnaz, aveva l'incarico di scortare tir da Mosca a Sozopol in piena guerra fredda. Anche più di una volta al mese. Boris Isaevič Emel'janenko, conosciuto nell'esercito come "la morsa ucraina", 110 chili di muscoli alti 1 metro e 82, riconoscibile per una cicatrice larga un dito che lo percorreva dalla guancia destra alla coscia, era maestro in qualsiasi forma di lotta. Come se non bastasse Emel'janenko viene citato spesso nei dossier declassificati della marina russa dopo la UFO disclosures, una conseguenza del FOIA (Freedom of information act) del '66. Fa un certo effetto vederlo in una foto di qualche anno fa in cui il dottor Mömbris lo spinge su una sedia a rotelle. Nella stessa foto, scattata al molo di Thunder Bay in Ontario, presenzia l'alto prelato monsignor Gianicolese, nome minore nei fascicoli del caso Calvi, ma facendo un po' di conti dovrebbe avere più di cento anni, benché ne dimostri una sessantina. Bene, tornando al gruppo Λ e all'articolo più discutibile da loro pubblicato possiamo elencare una lista di punti chiave su cui si scandisce l'intero discorso. In primis emerge il fil rouge che lega il culto del dio Mitra, e in seguito il mitraismo, a tutte le maggiori religioni moderne e in secundis alla pratica esoterica dell'alchimia. La tesi poggia su un'analisi del team di linguisti, coadiuvato dalla professoressa Mercenaris, sul nostratico: ipotizzano la concomitanza tra nascita della lingua e nascita del pantheon originario. Di seguito studi comparati delle migrazioni nel corso dei secoli, visti sotto un punto di vista antropologico e poi etnografico, investono sulla relazione triadica migrazione-ceppo linguistico-profeta. Una migrazione provoca l'isolamento della popolazione e alla mutazione della lingua; la nuova lingua sarebbe la conditio sine qua non per un nuovo profeta. Il profeta, che altera il pantheon precedente, scatena consapevolmente o inconsapevolmente una nuova migrazione. Ridefinire un pantheon, commentano, comporta il cambiamento dei valori e dei fini delle forze sociali. La profezia enunciata rappresenta il disegno dal quale partirebbe ogni fattore push. I sociologi hanno denominato il meccanismo formale come ripantheazione e hanno diviso le migrazioni in gamma e theta a seconda della presenza o meno di contaminazione con popolazioni autoctone. Le migrazioni contemporanee sono esclusivamente theta, ma non si assisterebbe ad una ripantheazione. Per la cronaca le critiche piovono come grandine sulla relazione ceppo linguistico-profeta, per taluni è una semplificazione per altri solo una coincidenza. Applicando il costrutto teorico dovremmo chiamare profeta uno e un solo individuo per ogni etnia e ciò è opinabile finché non se ne tratteggia una definizione positiva. Il secondo punto dell'articolo del gruppo Λ è controverso quanto basta per non essere considerato nemmeno scientifico.
Iscriviti a:
Post (Atom)