domenica 9 novembre 2008

Tutto nelle parole

Di nuovo. Il tempo cos'è? Cos'è questo fluido immaginario in cui siamo immersi, inesorabile e irreversibile? Si misura con i secondi e gli anni ed è croce di chi deve ricordare e delizia di chi deve dimenticare. Il tempo è maestro. Il tempo è la dimensione in cui lo spazio cambia; le rughe, la nuova Audi, l'artrosi, l'impianto di silicone... ma la tua testa è sempre la stessa. Ferma in un paradosso, immobile, sebbene soggetta al movimento di due forze opposte. I pensieri di un anno fa ritornano, come in un nevrotico, vogliono avere senso. Quel senso che tu non sai dargli.
Solo ora che ho capito la differenza tra bisogno e desiderio, forse potrei discernere la differenza tra piacere e godimento... provare a spiegartelo. Uno è una mancanza. L'altro è una domanda. Il resto è ciò che ottieni dalla vita e ciò che strappi dalla morte.

Il più grande errore è stato non apprezzarti per quel che eri, senza stigarti a cambiare. Sono stato stronzo e manipolatore, ma con un buon fine. Appunto il fine NON giustifica i mezzi. Non l'avevo capito, che scemo! Adesso lo so, che ho perso tutto. Ho perso... perché da vincere non era un futuro, era un presente da mantenere. Tu lo sapevi, dovevi dirmelo! Fottiti!

Oggi ho riaperto quella raccolta di cose, testimonianze del passato, ed ho trovato la lista che cercavo: la cronaca degli ultimi attimi. L'avevo in mente da molto. Volevo farlo, ma non trovavo l'animo necessario. Lì c'era scritto tutto, ribadito anche nell'ultima serie di mail dense di pathos. Minacciose, definitive. Da entrambe la parti.

Bastava solo riuscirle a leggerle.

Ora le so leggere.

Scusa.

giovedì 6 novembre 2008

La speranza è un limite

Qualche anno fa, forse era il 2001...

Se bastasse solo dirti addio per dimenticarti, non te lo direi mai.
Non voglio soffrire, ma dopo quello che è successo non voglio più dimenticare.
Se bastasse solo odiarti per far finire i miei sogni, non ci riuscirei perché la speranza c'è ancora. Anche se si è spenta non è morta.
Io non voglio credere in un domani se in quel giorno tu non ci sarai. Se ci sarai la notte avrà fine rischiarita dal bagliore della tua stella.
Se bastasse solo il tempo per rimarginare le ferite, l'eternità non sarebbe abbastanza.
Il tempo fa riflettere ed emergono i miei errori; il tempo che scorre fa ricordare, ed io ricordo ciò che di bello c'era che ora non c'è.
Ma il tempo insegna ed io ho imparato che l'amore è come il cielo: non basta chiudere gli occhi per farlo sparire.
Ho imparato che la passione è come una candela, che bruciando, per quanto sia grande, con il tempo finisce.
Se perdere una cosa è l'unico modo per capire quanto ne avevi bisogno, l'amore è come l'aria.
Se bastasse solo amarti perché tu mi ami, ti amerei per sempre.

Oggi, alla fine del 2008...

La speranza è un limite, la debolezza dei deboli. L'indifferenza è la vera virtù dei forti.

mercoledì 13 agosto 2008

Oggetto: La vita insegna

Quante bugie è necessario inventarsi per nascondersi la verità?
Qual'è lo scopo di questo racconto che sembra scritto da Esopo, ma in chiave Sanità Pubblica?

Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d'ospedale. Ad uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un'ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo.
Il suo letto era vicino all'unica finestra della stanza.
L'altro uomo doveva restare sempre sdraiato.
Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore.

Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del servizio militare e dei viaggi che avevano fatto.
Ogni pomeriggio l'uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando alsuo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra.
L'uomo nell'altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno.
La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i cigni giocavano nell'acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo.
Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c'era una bella vista della città in lontananza.

Mentre l'uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l'uomo dall'altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena. In un caldo pomeriggio l'uomo della finestra descrisse una parata che stava passando.
Sebbene l'altro uomo non potesse vedere la banda, poteva immaginarla con gli occhi della mente così come l'uomo della finestra gliela descriveva.

Passarono i giorni e le settimane. Un mattino l'infermiera del turno di giorno portò loro l'acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell'uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno.
L'infermiera, tristemente, chiamò gli inservienti per portare via il corpo. Non appena gli sembrò appropriato, l'altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra. L'infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo. Lentamente, dolorosamente, l'uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno. Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori della finestra accanto al letto.
La finestra si affacciava su un muro bianco. L'uomo chiese all'infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose cosi meravigliose al di fuori di quella finestra. L'infermiera rispose che l'uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro.
'Forse, cercava solo di farle coraggio...' disse.

Epilogo: vi è una tremenda felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della nostra situazione personale. Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata. Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi, che il denaro non può comprare.

L'oggi è un dono, è per questo motivo che si chiama presente. Non tenere questa lettera, spediscila agli amici ai quali vuoi augurare buona fortuna, compreso chi te l'ha spedita.
Grazie.

lunedì 21 luglio 2008

Quare id faciam, fortasse requiris

Odio e amo, o nessuno dei due. Volere che un qualcosa si avveri, ma anche, forse, è meglio di no.
Disfare nell'ombra quello che si sta costruendo. Costruire alla luce, quello che si rompe nell'ombra. Desiderare il bene e il male insieme.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Come può trovare espressività nel tormento di non poter scegliere, apparentemente? Tutti hanno provato almeno una volta l'angoscia di avere in sé due teste e due cuori, di polarità opposte, con il risultato di non avere nessuna testa e nessun cuore.
Odi et amo.

Se l'uomo non ha nessun libero arbitrio ed è un animale come gli altri, solo più complesso, perché allora l'istinto di sopravvivenza non sblocca gli stalli? Perché se l'uomo è libero deve soffrire? Se l'uomo fosse libero avrebbe la libertà di non soffrire. Di modificare la sua storia senza che questa diventi un immane fardello. Di non render conto a nessun vincolo reale o immaginario. Di disegnare futuri nella mente come nello spazio. E infine essere il suo tempo.


Odio e amo la vita e la sua immonda bellezza.


martedì 15 luglio 2008

Requiem for a dream

Ho compiuto 24 anni da poco.

dobbiamo pensare a costruire una vita insieme ora. lascia stare cosa potrebbe succedere se... altrimenti non saremo mai sereni. siamo partiti con il piede giusto e siamo immensamente fortunati perchè siamo luno la metà mela dell'altro. quante persone possono vantare questa cosa. certo dobbiamo imparare ancora tante cose l'uno dell'altra e capirci a volte non sarà facile, ma sai quel proverbio che dice chi ben comincia...

Credo di avere realizzato più di metà dei miei sogni in neanche una settimana, ora è tempo che ne faccia degli altri, ma ho anche capito quanto sono ancora immaturo...

lo so non si finisce mai di imparare. anch'io con i miei ** anni a volte mi sento così stupida e ignorante... però non è colpa nostra, è il destino che ha impostato le nostre vite così, però pensa a quegli stolti che credono di sapere tutto invece sono degli asini! quelli sì che si devono preoccupare! noi ci organizzeremo un po' alla volta e studieremo insieme e viaggieremo insieme e impareremo a fare l'amore insieme

sì... è proprio quello che faremo. Dobbiamo però prima riprenderci quello che c'è stato tolto e cominciare da lì il nostro impero.





Non è solo il passato, è un futuro che poteva essere ma che non sarà. Un futuro che mi è venuto in mente che era per noi e ora non è più di nessuno. O forse è per noi in quella realtà in cui niente è finito. Parallela ma aldilà di una distesa di ghiaccio di solitudini.


E il presente è già un ricordo.


FINE



lunedì 14 luglio 2008

Bilanci e perplessità

Lei è cambiata, ha maturato e messo in cantiere i cambiamenti necessari per condurre una vita gratificante. Dal canto mio, spero che l'esperienza e il mio amorevole lavoro con lei siano stati parte del meccanismo che l'ha portata ad un traguardo (in)sperato.
Togliendo il mio Io dall'equazione e parlando in termini oggettivi la paranoia ed il contenuto delirante si sono drasticamente ridotti anche se non del tutto eliminati, ma è perfettamente nella nosografia del normale. La vendetta e la tacita cospirazione ha lasciato spazio al perdono ed all'empatia, oserei accostare, mitigante e mediatrice. Una sferzata di autostima e auto-organizzazione finalmente ha preso il comando donandole la capacità di tagliare con il passato con la sua Visione del mondo castrante ed al limite del masochismo. Forse questo ha spento la paranoia e, dunque, pensando meno agli altri parte dell'elaborazione è caduta su sè stessa balenando un narcisismo ferito da un ideale dell'Io frustrante. Sono permalosa, certo, suona meglio di Sono una vittima. Già così è un risultato eccellente. Ora è il turno per lei di rafforzare queste nuove credenze esperendo gratificazione dal suo nuovo modo di vivere, riparando la ferita narcisistica e irrobustendo la sua autostima. Il suo ideale è certamente già cambiato.
Ci vorrà ancora del lavoro per consolidare i progressi e della fortuna per non ripiombare nel precedente modo di vivere che per quanto disastroso l'ha portata fino a me, cioè era sufficiente per continuare a vivere. Ma come si sa, la libertà acquisita, se tolta, porta alla rivoluzione.
Negli spazi che si è costruita, qui e ora, dovrà rilanciarsi nella socialità e trovare l'uomo giusto con cui condividere i giorni. Ci sta già provando, segno che l'ottimismo le soffia sulle vele.
Quanto a me, averla reincontrata, significa solamente averla persa di nuovo. Non ci sarebbe nessun problema se non provassi dolore per questo. Un dolore irrazionale ed ambiguo. Un sentimento che è decisamente nuovo per me, dal quale non so difendermi e anche se non ci penso un macinio lo sento dentro, all'altezza del diaframma. Lo strano lavoriccio ha dato del suo meglio a cena nella sua casa nuova, assalendomi dal di dentro, come conati strozzati. Niente piacevoli.
Giocando un po' così, con il senso, sembra che sia sinonimo di vuotare il sacco, di dire quello che in realtà dovrei dire, ma tengo dentro. Ma sinceramente non so cosa dire di sensato, data la mia ambivalenza patologica.
Non le avrò fatto una buona impressione, per quanto fossi stato lucido per analizzare, non ero lì con lei.
A questo punto il mio Io torna a far parte delle incognite x dell'esperienza maturata dall'inizio dell'anno scorso, il 2007. Come ho scritto prima il mio desiderio è di aver contribuito al suo miglioramento, di essere stato cruciale nella sua vita. Se così fosse significherebbe: 1) mi ha amato (come io ho amato lei), 2) il mio agito è conforme alle mie aspettative, 3) sono utile a qualcuno, malgrado la mia scarsa manualità :).


Non lo saprò mai.


domenica 11 maggio 2008

I muri del pianto

Non scrivo niente di personale da qualche mese, eppure sono cambiate molte cose, troppe cose.
Scrivo proprio oggi perché sono sicuro che il passato non ritorna, o meglio non lo si vuol far ritornare. Il diario è un muro del pianto.
Sarà che tutto perde di senso, svanisce nel presente.
Ho cambiato lavoro, auto, colleghi, casa, passioni, ho iniziato a scrivere altrove.
Che senso ha, dunque, tutto questo scrivere di emozioni e non poterle più provare? Lasciare indietro minuti, ore, giorni veramente vissuti e poi dimenticarsene? Doversene dimenticare.
Nel frattempo leggo moltissimo, come non avevo mai fatto prima. Leggo di come l'uomo crede di essere e non riesce mai a scoprirlo.
Appunto l'uomo non riesce mai a scoprire cos'è, magari se non un attimo prima di andarsene e di lasciare la sua impronta, si spera, nel cuore di un'altra persona.
La mia identità si sta formando tutt'intorno ad un grosso vuoto ed è probabilmente per questo che non riesce ad avere basi solide, oppure è per questo che a volte il vuoto mi rapisce e non mi vuol più lasciare tornar indietro. E qualsisi cosa che faccio, è appunto costruita su un terreno inesistente. Con degli ideali che non valgono un cazzo e non varranno mai niente.
Lo dico qui perché è un segreto :) Il vuoto è chiuso in una stanza, ha una porta che non si vede, e, la stanza ha i muri del pianto.

sabato 15 marzo 2008

Lesioni Personali Gravissime

La Repressione

Ecco. Sono arrivato, il dispregiatore del volgo che parla per enigmi e faccio fotocopie, fotocopie, fotocopie, fotocopie, fotocop-
Da due anni non faccio che fotocopiare. Sempre qui alla Vanilla Associated, sempre qui vicino alla fotocopiatrice, qui sulla mia sedia di legno da scuole elementari.
In un corridoio del secondo piano, all'intemperie degli sguardi di voi che siete arrivati e vivete nel vostro cubo di rubik scombinato per non far capire di che colore siete.
La Vanilla Associated è un'azienda di consulting, un tesseract di dodici piani rumorosi. Qui ci si occupa di leggere e scrivere fascicoli ricolmi di fogli di cifre e grafici, una foto chimica del presente con un futuro statistico; si organizzano meeting tra trader e buyer e la loro scorta di leccaculo, impegnati a farli diventare schifosamenti ricchi con il preciso scopo di aspettare il momento di ucciderli e sostituirsi, consci del fatto che la loro parte sia una miseria al presente e per essere, all'indomani, un benessere statistico, praticamente ovvio.
A consolarmi ci pensa Chantal, la segretaria dell'uficio 107. Una striminzita ragioniera, talmente magra da vedere le costole attraverso i vestiti, con delle gambe senza nessun tipo di muscolo e così lunghe e affusolate da far perdere aderenza ai collant più stretti che siano mai stati prodotti. Quando una ha delle gambe così esili, i suoi piedi sembrano sproporzionati. D'estate, quando mette la canottiera, le sue braccia, le sue braccia sono percorse da rivoli verdone, in un pallore racappricciante. Ma di faccia è molto carina, non è scarna. Anzi, ha delle guance rosee e sollevate da un perenne stato di sorriso.
Sento le sue mani scivolare su di me, che mi spingono la schiena e il mio petto contro le sue tette e le spalanco le cosce. Chantal è una che parla poco, si sistema gli occhiali quando le parli, i suoi occhi non incontrano mai quelli del suo interlocutore le strappo il reggiseno, glielo appoggio. Qualche volta la incontro in sala relax, intenta a leggere qualche rapporto che ha compilato per vedere se ci sono errori, e le mordo una spalla e si trattiene, lo so che le piace, lo so che lo vuoi. Sento le tue contrazioni mentre ti trattieni, ma non resistere, non farlo. Non sei neanche bagnata e gemi, ma cosa sto provando? 100 fotocopie dell'ultimo rapporto, finite.
 Ho pronte le copie, gliele porto su dottore?
 Il dottore è in riunione, attenda quattro minuti e poi le dia a me.
Le sue unghie mi trafiggono tra le scapole, difesa o attacco? Attacco. Scendo nella sua figa in peristalsi e ruvida con le dita strette sulla gola, con foga, sempre di più picchio il muro.
Qui è tutto bianco, non ci sono porte, è così abbagliante che mi orizzonto palpando le pareti, voglio uscire, ovunque io sia. Tutta questa luce è come una martello pneumatico nella tempia, mi sta soffocando.
 Hhhhh hh basta hhhh
 Il dottore è in riunione, attenda quattro minuti e poi le dia a me.
 Permesso. Chantal?
 Sì?
L'ufficio si schiude e s'insinuano le lucciole e il silenzio, la stanza lascia il tetto nel cielo, senza barriere; perso nel buio liquido e rassicurato dal calore perfetto.
È un lento e la stringo a me nel suo vestito lungo e celeste che si gonfia nel vento; ruotiamo in tre tempi, con le mani nelle mani e ci guardiamo nelle pupille lucide, senza riuscire a ridere a fior di labbra.
Sempre più lenti e la bacio lambendo la sua nuca con gli occhi chiusi.
Ma non respira più.
Sono alla finestra del mio appartamento, non dormo, resto lì ad osservare tutta la notte se qualcuno si accorge della scomparsa di Chantal e la viene a cercare nella Toyota parcheggiata di fronte.
 Il dottore è in riunione, attenda quattro minuti e poi le dia a me.

repressione: da reprimere - frenare con la forza l'effetto, il progresso di una cosa, specialmente del male.

Il Contenimento

Da allora, avendo vent'anni, dicono, seguii *****: dopo la sua morte seguii Craxi il socialista e De Mita, che seguiva la filosofia parmenidea. In seguito, a ventotto anni, secondo quanto dice *****, mi recai a Napoli da Pomicino con altri socialisti. Poi andai a Roma dal matematico Andreotti; poi presso la Entfremdung GmbH.
Entfremdung GmbH una multinazionale tedesca con sedi in tutta l'Europa dove mi occupo di saldare cose, tagliare cose, assemblare cose. Cose che non so neanche cosa siano, ma cose che continuo a fare perchè devo mangiare.
Arrivo in questa basilica diroccata e in rovina ogni mattina alle 5 da anni. Oggi devo far scivolare delle sottili lamine di ferro, spesse 5mm e larghe 3cm, sotto la sega a nastro e la lama spinta dal motore elettrico inciderà la linea tracciata al centro delle strisce metalliche, quindi una colata di liquido biancastro raffredderà il tutto spinto da dei tubicini collegati ad una pompa. Liquido e truccioli vengono raccolti in una vasca posta ai piedi dell'impianto e filtrati, per poi essere rimessi in circolo per contenere il nuovo calore che viene sprigionato dalla lavorazione, che permette la sega collegata ad una puleggia, innestata in un rotore.
Non sento dolore. La lama trapassa l'epidermide, la sede dell'eminenza tenar, l'abduttore lungo e l'estensore breve del pollice, seziona il trapezio e il trapezoide, penetra i metacarpi del pollice, dell'indice e del medio. Scinde i muscoli lombricali, i tendini, le arterie e le vene che incontra per arrivare dal punto A al punto B. Resto lì, con il nastro che gira velocissimo al centro della mano sinistra, perso in questi pensieri, sentendo male alcuno.
In situazioni molto critiche, come la situazione che mi coinvolge ora, credo sia concepibile come tale, il dolore viene sedato da un potente analgesico secreto nel cavo orale, un farmaco endogeno che è la risposta a una dose massiccia di adrenalina, prodotta dai surreni, che raggiunge l'ipotalamo, come se tale meccanismo sia attivato un attimo prima del danno. Una sorta di mediazione con il futuro fatta nel passato.
 Porca puttana, togli quella mano da lì, testa di cazzo!
 Qualcuno spenga la sega e chiami un dottore...
Sono sballato dai miei stessi enzimi e percepisco la realtà come se fosse due volte più lenta, i miei ragionamenti sono lucidi e precisi, ora devo rispondere.
 Tranquilli, niente panico... sto bene
Mi avranno capito? O per loro parlo due volte più rapido?
 Ora tolgo la mano
È un deserto rosso, duro e percorso da crepe profondissime. Il cielo è grigio per quel che si può scorgere immersi nella nebbia, fra queste alture appianate da secoli di erosione; e questi bambini li sto picchiando per analizzare ciò che credo sia la Verità. Un ragazzo è più alto della media per la sua età, molto solido e tornito. Un ragazzo è gracile, con le gambe artrofiche e mezzo cieco. Un altro è pressoché normale, ma è l'unico che mi tiene bada come può. Il resto dei miei figli non è particolare come questi tré.
Mi accanisco spesso con il più debole, lo blocco con una scarpa sul petto e faccio pressione sullo sterno appena tenta di rialzarsi. Quello più forte cerca di strapparlo via, mentre il più furbo cerca di commuovermi, di farmi provare compassione delle sue lacrime. Molesto il più debole perché so che ne ha bisogno se vuole orientarsi nel deserto, per aggregarsi nella fuga.
 L'omicidio è stato secolarizzato, rendetevene conto
 Una cinghia per frenare l'emorragia, presto! Si è rincoglionito... avrà sì e no ancora un litro di sangue, poveraccio.
Allora penso che ho una buona reazione al primo contatto con la morte.

contenimento: da contenere - l'atto di ricevere e trattenere in sé.

La Coibentazione

All'inizio filosofò nel Sindacato, poi nel giardino vicino al Governo, come dice Alessandro nelle "Successioni", secondo la filosofia eraclitea. Poi, desiderando gareggiare con una tragedia, ascoltato ***** davanti al teatro di Dioniso, bruciò i suoi versi dicendo:
la mia ragazza ed io siamo stati invitati dalle sue amiche ad un'uscita in montagna, un week end tra i boschi e le cime solitarie che cingono la valle da millenni in una casa in affitto per stare insieme e finire l'estate per poi tornare al lavoro depurati dallo stress della vacanza. Le ragazze non le ho mai viste prima, se non un ciao ciao se casualmente le incontravo al mercato, un saluto tanto per non girarsi dall'altra parte.
Non tutte, ma le amiche della mia fidanzata mi appaiono chiuse in un guscio vuoto di Dior e Chanel, consacrato all'immensità del nulla, di scarpe di Prada e borse di Vuitton.
Divertirsi, svago, tempo libero, matrimonio, fine dell'estate: si comportano come se non sapessero che il mondo finirà domani.
Arrivati sfacchino le valigie nella stanza, non sono moderno se mi chiedo perchè portarsi via tutti questi cambi per una casa isolata?, per fermarcisi due giorni, poi. Non sono alla moda se mi pongo il quesito: Rimanere lì a disporre nell'armadio un'infinità di maschere per ore, perché? Sembrano commesse intente a sistemare abiti dopo che un fottuto pazzo li ha provati tutti senza comprarne nessuno, che li ha toccati, che ha accatastato un pila di maglioni sul tavolo e poi non è riuscito a scegliere.
 Dai prepara il pranzo!  mi ordina Giovanna
 Perché devo farlo io?  Chiedo
 Sappiamo tutti che sei bravo a far da mangiare, non ci sono più le donne di una volta, carino, ci siamo emancipate
Mi sembrava una bella scusa, forse non hanno mai voluto imparare, è più comodo un buono pasto, ma senza di me ti mangeresti le unghie, carina.
Sto lì a girare l'acqua in modo che la pasta non s'attacchi, mi sovviene che non ho ancora fatto una parola con mia fidanzata, ma neanche lei con me.
Sto lì a girare l'acqua e questa diventa torbida per l'amido che si scioglie, mi sovviene che non ci parliamo più.
 Sù, che è pronto ragazze, preparate la tavola
Aspetto cinque minuti e gli spaghetti restano nello scolapasta, ad appiccicarsi, indeciso se stendere la tovaglia o andare a rompere i coglioni.
 Volete che ve l'imbocchi, anche?
Mi avvicino alla stanza di Anna e sento ridere, apro la porta e loro, la mia ragazza e le sue amiche, ingurgitano rum da una bottiglia di Havana, robe da scolarette alla prima gita. Mezze svestite, si toccano e ridono, sfarfugliano e ridono. Meno male, almeno si stanno divertendo, elucubro. Avranno diritto di comportarsi così pure delle avocatesse e delle commercialiste, se ne sentono il bisogno. Saltano da un letto all'altro e si prendono a cuscinate e la bottiglia perde liquido sulle coperte e sul pavimento. Non intervengo, finisco di allestire la tavola e mangio da solo. Nessuno vuole avere freddo quando l'estate è finita.
Ma è stata la sera che il contenitore adiabatico si è incrinato: mentre eravamo coricati sugli sdrai, io e Silvia, mentre il tramonto tingeva il cielo d'arancio e la luna sorgeva, pervasi da un brezza gelida mi disse:
 Lo sai, vero, che venerdì mi sposo
 Non è che abbiamo fatto tante parole  sarcastico
 Lui non c'è perché fa il cuoco, non so nemmeno se andiamo d'accordo, non lo vedo mai
Non sapevo cosa dire, ma non stava succedendo la cosa giusta.
 E come mai lo sposi?
 Non lo so, un tempo lo amavo
Mi sono rispecchiato in lei, noi ci siamo rispecchiati nel tempo che era come noi. E ci baciavamo. E facevamo l'amore.
Ultimo giorno, scendiamo in paese per un pranzo in ristorante, prima di inserirci in autostrada. Parcheggio vicino ad una di quelle aiuole che sono tipiche di quelle zone, ai bordi della strada con dei piccoli alberi sorretti da un'impalcatura per non farli crescere storti. Sono con la mia ragazza, ma con noi è il silenzio, un'omertà che sappiamo entrambi di cosa si tratti.
Ora arriviamo nei pressi del ristorante e vedo le amiche che sciacquano la testa di Silvia con una pompa, sotto un secchio, tra due muri di mattoni e tra due strade. Mi avvicino ed è pallida, è come invecchiata di anni.
Gli occhi sono contornati da delle strane occhiaie violastre e livide, con un solco prima degli zigomi, con un'espressione completamente asettica.
 Ma cosa cazzo succede, Silvia come stai?
 Si è sentita male mentre tornavamo in macchina, meglio se chiamo un dottore
Le tasto la giacca e le trovo degli psicofarmaci, prendo la rincorsa e li scaglio più forte che posso fra le auto che sfrecciano.
Il caos, il caos, non esiste. Lo si percepisce come tale se ci si sente un granello di tempera in un grande quadro, invece di capire di essere parte di una pennellata.

coibentazione: da coibentare - è una tecnica con cui isolare due sistemi aventi differenti condizioni ambientali, in modo che i due sistemi non si scambino calore o vibrazioni tra di loro.

La Schermatura

 Vieni qui, o Efesto, chè Platone ti chiama!
 Arrivo mamma, arrivo
Scendo giù per le scale, facendo gimcane tra quintali di stracci puzzolenti arroccati lungo le pareti del secondo piano. Il nonno è decomposto sulla poltrona del soggiorno con il giornale aperto, guarda, spero che qualcuno se lo porti via, sono stufo di sostituire il quotidiano dalle sue dita d'osso per fingere che sia vivo. Mio padre è una guardia di finanza e con questo stratagemma riesce a ricevere la sua pensione.
Ah sì, scendo le scale e mio fratello è fatto come un caimano, ormai si buca in casa, i miei preferiscono così, insomma meglio qui, che in un posto pericoloso; sulla tavola della sala da pranzo, dietro a bottiglie di vari superalcolici, alcune in piedi altre rovesciate, dietro a una nube di fumo bianco e denso, appare mia madre. Cioè, niente di strano, fino a questo punto.
 Platone ha chiamato, vuole che tu lo raggiunga
 Dove ha detto di incontrarlo?
 Al parco dietro le scuole elementari, mi raccomando copriti
Metto i guanti di cachemire, il cappello D&G, indosso il Belstaff e m'incammino.
 Dove vai, o Efesto?  Chiede mio padre mentre piscia su un barbone in giardino, con la camicia aperta e un grosso sigaro in bocca
 Prima ha telefonato Platone perché vuole vedermi, senti pa' non si possono togliere i giocattoli rotti e infangati? C'è ancora il triciclo che usavo da piccolo che emerge da una montagna di terra...
 Ehi, fallo tu se non ti piace
 Ok, ok ciao
Questo paese è veramente l'inferno nel buco del culo degli US, se l'è comprato tutto un meccanico che faceva i soldi rompendo gli spinterogeni con un martello all'inizio degli anni 80.
Uno spinterogeno oggi, una coppa dell'olio perforata da un cacciavite o una vite nella trasmissione domani, il meccanico ha fatto i soldi e ha costruito questa città.
Nonostante tutto, passo davanti alla sua officina e lo saluto con un sorriso.
Percorrere la strada di questo paese ti delucida proprio come tutto, oramai, si faccia per i soldi: la contea ha appaltato un'azienda per far arrivare il metano anche da noi, un'azienda del cugino del responsabile tecnico dell'assemblea. I lavori per lo scavo e la posa procedono da anni, rendendo la strada, lunga appena qualche chilometro un cantiere a cielo aperto, sapendo che per più tempo lavorano e più guadagnano proporzionalmente. Dunque noi paghiamo per il disservizio e i due cugini si spartiscono fifty-fifty gli introiti e gli operai si accontentano di una paga da miseria seguendo gli ordini, coscienti di quello che stanno facendo e lavorando sempre peggio, rischiando che la loro mancanza di stimolo sia fatale per qualcun'altro.
Una volta ho sentito di un tizio che dal barbiere ha chiesto un'accorciatina. Il barbiere per sbaglio l'ha rasato a zero e poi ha chiesto  Risciacquo? ahahahahhahahahahhahahah
Ti ho già detto che questo paese è l'inferno? Sì vero? Comunque stammi a sentire.
Mentre evito di precipitare in qualche tombino aperto o di slogarmi una caviglia per i buchi degli scavi sospesi di qua e di là senza ritegno, vedo Clitennestra.
Lo sappiamo tutti che viene picchiata dal marito, la sera, quando torna a casa ubriaco. Passa la sue giornate ad accudire i figli, purtroppo riversando su di loro la sua disperazione muta. Agamennone non fa che metterla incinta per avere il sussidio dalla contea, senza, in realtà amare la moglie e i suoi figli. Tutto il vicinato la evita, ma certo, anche lei evade dal confronto. Parlare con lei significa accettare la sua lagna e sinceramente non frega niente a nessuno.

Raggiungo il parchetto e da lontano Platone mi dice:
 L'universo ci domina. L'universo è nella nostra mente. Me l'ha detto *****.

schermatura: da schermare - difendersi dai fendenti dell'avversario, stare in guardia dalle insidie.

L'Isolamento

Dicono che il sapiente è esente dalle passioni, per il fatto stesso che è irreprensibile. Né il sapiente potrà mai essere affetto da afflizione, per il fatto che l’afflizione è una contrazione irrazionale dell’anima, come dice Apollodoro nell’Etica. I sapienti sono divini: è infatti in loro qualcosa di divino. Invece lo stolto è ateo; e si dice ateo in due modi, in primo luogo nel senso di contrario alla divinità, in secondo luogo nel senso di chi disprezza la divinità: ma questo non si addice in verità ogni stolto. E gli dei li amano perché essi sono santi e praticano il giusto riguardo a ciò ch’è divino. Sacerdoti sono solo i sapienti, perché sono ben edotti a proposito di sacrifici, costruzioni di templi, purificazioni e tutte le altre cose proprie del culto divino.
Dicono che abbia dentro il male, ch'io possa traumatizzare gli altri solo aprendomi. Me ne sto a casa tutto il giorno, tanto so che mi eviterebbero. Non capirebbero che questo male che ho dentro è naturale tanto quanto l'esistenza stessa.
Il male non è cattiveria, ma lo posso definire una nebbia scura e tentacolare che li trascina dentro di me, un'acqua torbida e vorticosa che assorbe e li riflette sul pelo per quello che sono, senza distorsioni.
La mia casa buia è il tempio di me, sacerdote del male, e mi contiene, mi oscura. È sporca, si cammina da una stanza all'altra aggrappandosi ai muri viscidi scansando l'immondizia che ricopre il pavimento e gli animali morti che vi si nutrivano. Solo il cimice gigante è sopravvissuto.
Puntuale, alle due di notte, si reca nella doccia. Lentamente entra nella cabina ossidata e ammuffita, gira la maniglia. Una pioggia putrida e greve si fa strada fra i buchi tappati dalla ruggine, coagulando in alcuni punti creando dei getti che rigirano su se stessi. Il cimice, d'un verde imprecisato, con le sue zampe simili a dei bastoni, ne devia il corso sul suo esoscheletro, cercando di non dimenticare nessun anfratto della sua struttura.
Io lo guardo e tremo nel buio con le ginocchia spinte al petto da un abbraccio, fra il water e il bidet.
Mi tormenta sapere che non riuscirà a togliere il suo acre odore, può certamente profumarsi con il bagnoschiuma, ma il suo odore è nel suo corpo.
L'odore del cimice è il suo stesso sangue e nemmeno morendo se lo potrà togliere.
Nemmeno il mio corpo è più il mio, il mio silenzio è il silenzio di qualcun'altro. I miei pensieri non sono miei, sono solo nella mia testa, penso.
L'immagine nello specchio non la riconosco, non sono io. È l'immagine di un altro che mi vuole violentare al di là di questo mondo, a me sta il dovere di rompere il ponte.


isolamento: da isolare - condizione di chi non ha rapporti o contatti con l’esterno: chiudersi, vivere nel proprio i. | condizione di un popolo, di una nazione, ecc. che non ha rapporti politici, economici e culturali con altri Paesi: i. politico, economico, diplomatico, l’i. di una minoranza etnica.


giovedì 14 febbraio 2008

My lead and my accidents

Ringrazio chi mi ha dato la mano appena sono uscito dalla macchina: la prima cosa che cercavo era un po' di contatto umano. Che tanto mi manca e manca.

Ringrazio chi mi sta aiutando a rimettere i miei peccati, e non è dio. Sono due ragazzi, un immigrato, un assicuratore, una avvocatessa, un venditore di concessionaria, la mia famiglia.

Di donne egoiste, che non mi capiscono, di lavoro e sfruttamento, di vita ai 140 all'ora per trasferirmi da una catena di montaggio all'altra nel più breve tempo possibile per non far interrompere la produzione.

Di grandi sogni e poco tempo, di falsi sogni e velocità, di tante prospettive nel bidimensionale e fretta di ottenere ciò che si vuole.

Ringrazio tutti.

Di queste cose è fatto un incidente, e di chi si dimostra umano nel dolore.

mercoledì 2 gennaio 2008

Storia di un amore mai nato

Dedicato a Catherine che mi manca tanto.

Occorre partire sempre nel centro della storia, quando ormai quello che sta per accadere deve solo succedere e tu non puoi sottrartene, no, non puoi o il mondo sarà ancora una volta più brutto di quello di ieri.
È la storia di un istante, di un punto imprecisato nello spazio che noi due questa sera guarderemo senza sapere il motivo e fisseremo i nostri occhi per la prima volta e ci sembrerà per la prima volta, quindi, di essere veramente vivi insieme.
Che forza c'è in quell'istante? Forse è la chiave per aprire un ordine delle cose, un tuffo nel rosso grembo della sostanza delle cose, una piccola stella nel buio siderale e inevitabile, come il fatto di sapere di prenderci quella volta e poi mai più.
Di amarci l'ultima volta senza una lacrima che solca il nostro viso.