giovedì 20 dicembre 2007

L'avventura di chi cambia il passato

A volte penso a lei, questa volta sono al volante e le chiedo cosa fa di un momento un momento speciale.
Invece questa volta le chiedo cosa c'è che non va e che tengo a lei, se qualcosa non va parliamone.
Siamo a casa mia e la guardo mentre è in pigiama e cammina per il corridoio, le dico che è bellissima; seduti davanti a una pizza in un posto a Riccione e le dico che la vita va vissuta per momenti come questi e piango, mi dice che non so nemmeno quante donne vorrebbero sentire una frase come questa. Nel letto nudi ad accarezzarci, a sperare che niente deve finire.

Quante cose potrebbero essere andate diversamente, è la prima volta che usciamo insieme; mi dice che siamo indivisibili, le rispondo che è nella nostra storia il fatto di esserci dovuti conoscere. Cambio le parole della canzone, la aspetto in stazione, penso a lei e piango.

E' nella nostra storia doverci dimenticare della nostra incredibile storia d'amore.

sabato 8 dicembre 2007

L'amore e il capitalismo

Mai come nel nostro tempo a tutto si da un valore, un valore nei piccoli sistemi.
Per qualsiasi tipo di corrente con il passare del tempo si creano rivoli paralleli che corrono verso la foce che rimescolando il tutto produce un altro tipo di corrente, questi filoni prendono nomi diversi, ma sempre si tratta dello stesso fenomeno.
Mi piacerebbe sapere come la storia definirà la nostra epoca: civiltà usa-e-getta, tecnico-atea, pop-capitalistica o semplicemente coglioni.

Nelle meccaniche educative infantili poi si forma un individuo che ne gioverà o risentirà tutta la vita degli insegnamenti dati, verbali e non verbali; prendiamo un bambino tipo, i cui genitori sono impegnati entrambi a portare a casa la pagnotta, vuoi per necessità, vuoi perchè chi sta a casa è un peso morto, insomma il bambino rimane solo.
I casi sono: rimane da solo davanti a TV, computer, console; affidato ai nonni; baby-sitter.
E' facile sentirsi in più quando nemmeno i propri genitori possono occuparsi di te, sbolognandoti, nei migliore dei casi portandoti dai nonni.
Questo modello poi sarà applicato con le relazioni nella vita del bambino diventato adulto, perciò si ha una mercificazione della relazione, come se l'importante sia solo il presente, senza pensare che il futuro sia vicino. Un senso di inferiorità verso l'insieme, un rapporto conflittuale con le autorità che non ti hanno tutelato quando dovevano e a questo punto aggiungiamo l'edonismo capitalistico a cui si è tanto affezionati, che serve quando tutto va storto e d'incanto una spesa, un oggetto risolvono lo stato d'animo negativo.

Riassumendo: l'importante è il presente, l'importante è il valore monetario, l'importante è rientrare in questi schemi; a tutte le cose brutte esiste una soluzione: tirare fuori il portafoglio e assecondare il bisogno indotto; i genitori sono più preoccupati a mantenere un tenore di vita, o semplicemente riuscire a vivere, che accompagnare il figlio nella strada della vita; conflitto con i genitori che può produrre un conflitto con la propria sfera emotiva.

A ogni generazione questo meccanismo si fa sempre più potente. E non ho ancora detto la parola amore.

sabato 1 dicembre 2007

Il fallimento

Se credo che alcuni barboni siano dei profeti visionari e detesto lo zingaro assassino e chi lo vuole comprare come testimonial vuol dire che il mio obiettivo karmico di integrazione nella società stia per fallire, o magari è già fallito chi lo può dire?
Da quando ho una personalità ho un obbiettivo vitale, proteggere una donna a quanto pare. Non ci sono riuscito mai, o almeno non ne avrò le prove perciò la soddisfazione di avere districato uno dei propri nodi gordiani e sentirsi realizzati non farà parte del mio corredo almeno per adesso.
Ciò inconsciamente mi pesa, cerco di non pensarci (ci sono riuscito? ;) )

E' interessante anche il risvolto autolesionista alla vicenda, la risonanza che ha l'evento di quasi un mese fa, lasciarsi dopo sette mesi e un bel sogno di dolore dentale, dove una donna mi pesta la mandibola facendomi traballare i molari di destra è abbastanza eloquente.
Forse salvare qualcuno per me è troppo, specialmente sapendo che nel peggiore dei casi verrò inghiottito nel mostro che questi cova, non sono un eroe.
L'istinto di autoconservazione è una bella invenzione, creata potente quanto serve.
Un fallimento nel mio immaginario è rappresentato da un impiegato in camicia e cravatta senza giacca che si incammina a testa bassa e pallido come una straccia. Diventerà un barbone?
Beh se lo diventa, non è un barbone di quelli che apprezzo.

Attendo un segnale, poi mi imposto e si riparte.

FRASI IMPORTANTI DEL MESE

  • - Il cuore sa sempre farsi ascoltare
  • - Chi si guarda indietro è inseguito o ha tempo da perdere

mercoledì 7 novembre 2007

Pensieri alla rinfusa di un deluso

La delusione può essere rappresentata da una persona che sale su una carrozza di un treno, e all'arrivo si accorge di avere sbagliato e di avere perso un appuntamento importante nella stazione in cui era atteso.

Si riconoscono negli altri i difetti che si possiedono, altrimenti come si farebbe a distinguerli? Ritengo che le cose vadano sempre come te le aspetti, un pregio è che se lo accetti ti puoi fare meno male cadendo... anche se i miracoli esistono, ma appena finiti ritorna tutto come prima.

A ogni colpo inferto, a ogni minaccia verso la nostra autostima, un nuovo muro viene eretto, a volte viene sviluppato dal nostro sè un nuovo senso che ci avvisa della minaccia già conosciuta. Immaginiamoci una lunga serie di delusioni, un piccolo cuore da proteggere e muri enormi e sensi conflittuali, cosa resta della persona che li possiede? Un piccolo cuore che si sente battere e una maschera di aculei e pregiudizi e la tragica capacità di proteggersi da minacce solo supposte, magari anche desiderate per autoconvincersi che la propria esistenza ha senso così.

Un cuore disperato, in un mare di vuoto insensato.
Un battito flebile e assordante allo stesso tempo.

Una poesia che non vuole dire niente, ma piena di significato.

Un amore.

Io.

Lei.

sabato 27 ottobre 2007

Miracoli

Saranno tre giorni che continuo a bere, è il mio modo di chiedere un miracolo.
La ragazza di cui parlo è la mia metà, ma solo un miracolo può sistemare le cose.
Se ci sono tutti questi problemi come fa ad essere la tua metà vi chiederete. Beh lo so e basta.
Credo che un bizzarro scherzo del destino abbia fatto sì che devo accettare il fatto che le cose a cui tengo le deva abbandonare per considerare il fatto di essere stato fortunato ad averle e rimpiangerle.
Non rimpiango il mio lavoro, mi sto facendo coraggio per lasciarlo, quello sì non mi merita proprio, anche se non ho alternative mi sta divorando la pazienza e la gioia stessa di avere un posto nella società.
Questa è la profezia di un cambiamento, o anche se non ci credo più l'anticamera di un miracolo.
Mi soffermo un po' sulla giornata di oggi, aspettando un messaggio che non arriva (povero illuso) alla fine ho ceduto, quando ci sono dei sentimenti in ballo non esiste nessuna strategia, nessuna mezza misura, solo mezze parole.
Inizio ad inviare un messaggio, la risposta ritorna quasi subito, lascia pensare a qualcosa di buono, ma di nuovo i sentimenti mi chiedono il comando, voglio una risposta decisiva, inequivocabile, sincera.
Anche se non l'ho detto si capirà che questa ragazza ha messo ai voti un possibile futuro con me.
Lo voglio sapere subito, perchè voglio che tutto cambi (perchè niente cambi?), ma più voglio certezze che un miracolo avvenga, più questo miracolo spegne il cellulare.

Neanche a dirlo vado in cerca di risposte direttamente a casa sua che trovo chiusa e anche se c'era qualcuno, gli ordini sono tassativi: "Non fare passare quell'uomo!". Non è servito niente bussare, suonare, chiamare e quel briciolo di orgoglio che mi rimane mi intima ad andarmene prima di mettersi in malattia.

Ora sono qui davanti al mio schifosissimo portatile, sto bevendo, cosa che avevo quasi smesso di fare, sto ascoltando un brano degli Aphrodite's Child e mi chiedo:

I- perchè per questa ragazza è così difficile da capire che tutte le disgrazie che le capitano, tutte le delusioni, tutte le cose brutte che funestano la sua vita sono solo frutto del suo modo di rapportarsi con gli altri?

II- perchè anche se so di non poterle farle capire questo perchè mi reputa un mostro, attendo ancora questo maledetto miracolo?

giovedì 25 ottobre 2007

Tutto è fatto per finire

Tutto è fatto per finire, sarà amaro il ricordo che non vorrei più avere, quello che vorrei vivere e rivivere.
Un lungo addio che porta inevitabile al tramonto di un amore, quando amore è troppo poco in un mondo dove tutto è fatto per finire.
Cosa c'è da capire? Che dio è così cattivo per odiarci e Condannarci ad amare tutto quello che finisce? Troppi stenti, per dirci che in fondo non stiamo male, chiusi nella nostra stessa prigione di illusioni, di inutili speranze, di futili motivi di sogni vani, di strascicati incubi.
Di niente in mano, di troppo poco, di niente e basta.
Che sciocco che sono, perchè penso a dare un motivo complicato a una cosa tanto semplice...

sabato 8 settembre 2007

Per sempre

Questo è un promemoria per ricordare.
Sono stato felice, lo ammetto, ma sono cambiato.
Se la tristezza si insinua, la memoria si dirige sempre lì, converge nel sole di quella giornata e aggiunge i colori che mi sembra di avere perso.
Era metà pomeriggio e il sole scaldava le nostre discussioni lungo la strada che eravamo abituati a percorrere.
Una strada di ghiaia piena di discorsi, di futuro e ancora voglia di stare assieme mano nella mano, una strada che abbiamo percorso centinaia di volte.
Poi spingevamo le ruote di fieno nei campi e ci riempivano le mani di schegge, guardavamo i girasoli che sono nati in primavera, come il nostro sentimento.
Le ruote seguivano un binario creato dai solchi e a volte erano difficili da spostare, al ritorno un boccone e abbiamo fatto l'amore.
Come i girasoli, con la fine dell'estate perdono i petali d'oro e rimane un gambo secco, un sole bieco che non riscalda e il mio amore è cambiato, è diventato un amore di chi non è più amato. I girasoli ora guardano la terra, le loro radici.
E' speciale, forse lei non l'ha capito che non succederà più, magari non sa cosa vuol dire, ma io so sognare.

mercoledì 22 agosto 2007

Significante

Qui è bellissimo. Vorrei che tu non ci fossi.
Dove inizia e dove finisce è lo stesso posto.
Trovarsi, perdersi. Amarsi, lasciarsi... Non ci sono ideali senza sofferenza: la felicità è un ideale ed ideale vuol dire che non esiste, non è tangibile.
Si può essere contenti senza essere felici e felici senza essere contenti, lo abbiamo capito, ma non lo sappiamo.
Mi chiedo perchè, ma è così e basta, anche se ne sapessi il motivo non potrei cambiare l'esito.
Crescendo si scarta la possibilità di poter tornare indietro nel tempo per evitare che qualcosa succeda, allora si pensa solo a come rimediare, ma è solo un tappo in un mare.
Il suo nome è solo una parola nel vento che ogni tanto qualcuno potrebbe ascoltare.

venerdì 20 aprile 2007

Tutto è relativo

Che significa se percepisci il tempo in maniera scorretta?
E' possibile credere che un avvenimento ti sia davvero successo?
Perchè il mondo gira?

Sono domande a cui una risposta sola non basta...

Ma cosa può fare un piccolo uomo per non dimenticare: perchè qualcosa è successo ieri, ma sembra ormai passato un mese; o per credere che la propria vita sia cambiata?

Niente di personale, ma per me è importante creare un puzzle di sensazioni, che come tasselli ha sms, biglietti del cinema, un'ettichetta di una bottiglia. Un oggetto può sigillare una sentimento in se stesso? Probabilmente sì...

Perchè lo faccio?
Credo che tutto sia relativo e quindi può cambiare.
Se realmente un oggetto piò conservare un ricordo di una persona, di un amore o di quello che volete, lo manterrò.
Lo voglio per quando avrò bisogno di quell'oggetto per risentire quello che ho provato, non per questo deve essere un'evenienza negativa: è solo il tempo che passa e la memoria è un magazzino, dove a volte il responsabile prende dei giorni di ferie.

domenica 1 aprile 2007

Una vita di infinite vite

L'amore è come l'odio, ma con molta più disperazione, una forza ancora più grande di quella che in un uomo può spingere un esercito contro un altro, quella di decidere l'esito di migliaia di vite.
Nell'amore hai solo una persona, ma non importa, perchè in quel moment0, la tua vita si fonde con quella dell'altra, per un attimo metti a scacco il re della vita, ti lascia vincere.
L'infinito si racchiude in un punto, ed esplode piovendo frammenti di infinito, speri di ricoprirtene, corri come un pazzo per non lasciarne scappare nemmeno uno.

E il tempo vola...

sabato 24 marzo 2007

Il più solido piacere di questa vita è il piacere vano delle illusioni.

A volte mi fermo a pensare di chi sia la colpa o il merito, chi tende i miei fili.
Scopro che è un'altra marionetta, che viene mossa da altri fili, se penso un altro po' realizzo che anche questi fili sono mossi da un altro fantoccio.

Un teatrino squallido, ma elaborato.

Ci trasciniamo dietro uno squallido post-capitalismo, dove l'unica regola è più produci, più hai.
Ma in realtà la marionetta che muove il maggior numero di altre non segue questa legge matematica: non produce e fa soldi con i soldi.

Siamo sull'orlo di un profondo mutamento della terra, la gente viene rimpilzata di illusioni di serenità, di auto veloci e computer sempre più potenti. Lo stesso il trust di chi detiene la ricchezza non produce, ma specula. C'è il signoraggio, la borsa, la pubblicità.
Quando si accorgeranno che il denaro non varrà più nulla sarà ormai troppo tardi: i miei soldi vanno alle banche, le banche investono i miei soldi in altri soldi, naturalmente io ci rimetto ma loro no. Ebbene la valuta, ne compra un'altra, alla fine la seconda aumenta rimanendo uguale.
Questo non produce, ma arricchisce chi lo sa fare e impoverisce chi sta a guardare.

Un bellissimo trucco da illusionista, ma un trucco è sempre un trucco, perciò è spiegabile.

La produzione non tiene il passo con il valore della stessa, perciò ci troviamo con case che finiremo di pagare dopo la nostra morte, auto che vanno ai 200 km/h dove la strada permette al massimo 130 km/h, e computer sempre più potenti...

giovedì 1 marzo 2007

Sulla società

Quando un individuo nasce porterà per tutta la sua vita il debito che ha la società e che ha con la società. La nostra è democratica, sembra strano che un modello inventato dai greci sia ancora vigente, sebbene la quantità di persone che formava la società antica era molto ridotta e invece oggi sia paragonabile solo esponenzialmente. Non è ora di introdurre qualcosa di nuovo?
Nascere comporta l'imprigionamento nella società stessa, forma gli individui in maniera scorretta e purtroppo anti-evolutiva. Da diversi decenni sta prevalendo il modello democratico e capitalistico, non voglio schierarmi in nessuna posizione politica: è solo un'analisi.

Il capitalismo e la scoperta della psicologia ha portato all'invenzione del marketing. Tutto è basato sul marketing nella nostra vita. Ci troviamo a fronteggiare dei bisogni indotti dalla pubblicità, del tutto privi di valore per la maggior parte, trascorriamo la maggior parte della nostra vita a lavorare non per noi stessi, ma per colmare il nostro incolmabile bisogno di beni. Perciò non stiamo lavorando per noi, ma per chi produce il nostro bisogno.

Trascorrere una vita frenetica è una delle nostre prigioni.

Tutto comincia quando andiamo a scuola e dai nostri genitori, ci tramandano questo finto benessere e ci dicono che bisogna studiare per ottenere una posizione.
Studi e se non sei fortunato tutto il tuo studio non servirà direttamente per il lavoro. Il lavoro ci rende liberi? Cosa ne facciamo di questi soldi per noi stessi?

Il lavoro qui in Italia non è un'attività meritocratica, almeno per la mia esperienza, non avanza chi è bravo, ma chi è parente, più è parente più scala la piramide sociale. Ragion per cui studiare non è direttamente proporzionale alla posizione. Quanti laureati ci sono che lavorano al McDonald e quanti altri fanno il magazziniere? Alcuni di questi, forse non la maggior parte, si sono impegnati veramente, altri lo hanno fatto solo per far finta che le responsabilità non esistono.

La filiera parte nel mass-media e finisce nel petrolio...

CONTINUA

martedì 6 febbraio 2007

INLAND EMPIRE

Non leggete questo post se non avete visto INLAND EMPIRE, o sennò leggetelo pure, tanto neanch'io l'ho capito!

Nel momento in cui sto scrivendo "Niente di personale" ho 22 anni, compongo musica elettronica e non, mi piacerebbe scrivere una sceneggiatura di un film e amo David Lynch.

Credo che niente sia stato finora, nella storia del cinema, sia così vicino alla struttura onirica e del delirio. INLAND EMPIRE è un sogno. Forse è meglio dire un incubo che finisce bene.

Solo la mente di un grande sognatore come Lynch poteva creare una cosa così contorta, così intrecciata, così insensata, così... bellissima.
La complessità è tale da rendere il film incomprensibile, alla mente, ma allo stesso tempo la mente lo può comprendere in quento in grado di sognare.

Sì perchè quelli che succedono sono dei non-eventi, solo la mente senza sovrastrutture può interpretarli. Se si elimina il concetto di trama e di ordine logico allora si inizia a capire qualcosa in qesto delirio.

Può aiutare sapere che nei sogni siamo tutti i personaggi, parliamo in vece di chi ci parla, sappiamo già quello che pensa. Ci mettiamo dei panni, a volte simbolici, di altre persone o professioni.

E' ampio il bestiario onirico classico utilizzato:
c'è il cane, che so di certo che rappresenti l'istinto; c'è il coniglio, identificato già dagli antichi come psicopompo, che nel film ha il ruolo di portare chi sta guardando nel sogno; poi ci sono il cavallo e la scimmia di cui non so il significato.
Nel delirio simbolico non potevano mancare i colori e gli oggetti: il telefono rosso, la lampadina e l'accendino, la macchina da presa...

L'uso della luce è anche qui straordinario, trascende l'utilità stessa per diventare simbolo, lo stesso lo si può dire per il tipo di inquadratura e la pellicola, a volte usa anche la telecamera digitale(!), eresia per un cineasta come Lynch.


Se non l'avete visto cosa aspettate? Spegnete il cervello e accendete la mente.

Se ci riesco provo anche un po' a descrivere "la trama" e i pesonaggi.

Empty beats for the empty beat generation

Composto da e per una generazione di battiti vuoti.
Fatto dove qualsiasi elemento è solo simbolo di se stesso e del proprio benessere.
Composto dai silenzi di una società immersa nel rumore assordante e regole di regole.
Fatto perchè c'è una generazione che lo suona e che lo ascolta.

Nel momento in cui sto iniziando a scrivere "Niente di personale" ho 22 anni, sono diplomato in informatica, lavoro come grafico e programmatore, vivo a casa con i miei.

"Empty beats for the empty beat generation" sarà il nome del mio album, ormai in cantiere da anni. Non c'è un unico filo conduttore tra una traccia e l'altra, possono sembrare ognuna incastrata nel proprio "nulla" monolitico.
In realtà qualcosa le accomuna, proprio per il fatto che sono composte tutte da un'unica persona nel corso di 4 anni.
Ogni brano è intriso del periodo nel quale viene composto, dalla società che trovo e dal mio bagaglio di esperienza. Spazia in tutti i suoni chimici e artefatti che si sono sentiti, ma nella propria portante c'è qualcosa di nascosto: è lo studio del ritmo, armonia e melodia analizzate secondo istinto, sentimento e ragione.

La speculazione di "empty beat" e "empty beat generation" la farò nei prossimi post.

martedì 30 gennaio 2007

Il viaggio

Nel momento in cui sto iniziando a scrivere "Niente di personale" ho 22 anni, lavoro in una città distante da quella in cui abito, non sono fidanzato.

Quando per due anni percorri la stessa strada per andare al lavoro, 60 chilometri all'andata e 50 miglia al ritorno, beh, sono 5 minuti che pesti un po i pedali e hai l'impressione di viaggiare nel tempo.
Quando sono alla guida da solo sul quel tratto di strada il tempo si dilata e di conseguenza lo spazio si trasforma e in preda a forti stati di trance da guida e routine, a volte, mi sembra pure di incontrare me stesso... ma in questo caso mi sono solo suggerito di creare un blog con un nome esportabile, non è che magari si decide di farne un film, un libro, o una canzone, o magari un altro blog?

A volte la musica che esce dal mio impianto mi aiuta a non sentire il vortice che mi risucchia, producendone un altro di forza uguale e contraria. Molto spesso le note sono quelle del jazz, se voglio riflettere; quelle del goa psy trance, se non voglio pensare.
Gli artisti che più frequentemente suonano nella mia auto sono Aphex Twin e Jackson and his computer band, al momento.

Tornando al punto di partenza, gran parte di questo blog è stato pensato e verrà pensato in questo strato immateriale di strada che corre parallela a quella vera, quella della mia vita di tutti i giorni. Con tutte le mie conclusioni.