Oggi il bianco pulsa in te di diafano calore
e nella volta del tuo corpo opalescente,
fuori attutiti suoni di battaglie, mentre
pallidi fantasmi versan manti di candore
in un tumulto: voglion e non li separa niente.
Così come per la neve così è nel tuo ventre,
scendon dal cielo leggere come fiocchi
folti sciami di farfalle ingenue e caste,
in attesa di barlume di calore, immemori
che la neve e l'amore evaporano ai tuoi occhi.
Sarà di nuovo inverno. Vorrei lo ricordaste,
cieli bianchi e neve eran freddo dentro e amori.
mercoledì 1 dicembre 2010
venerdì 26 novembre 2010
Va tutto a puttane, mi sa che ci vado pur'io
Voglio dire, chi ha detto che si sta bene con la gente? L'ho sempre capito che non era vero. Mi sa che da solo ci sto meglio, sì sì... qua un giorno è un nuovo scassa palle, ma che c'entro? Che ti chiedo? Ma lasciami vivere! Bisogna capire che da soli ci si sta meglio, è così. Poi, sai che c'è?, stai bene una volta e da imbecille pensi di starci bene ancora. Che rincoglionito illuso, ma per davvero! Non cambi mai, anche se sai che i migliori rapporti sono quelli superficiali e formali. Sì, quelli dove a malapena ci devi mettere il viso, tipo quando dai 10 euri alla commessa, o chiami il tuo operatore telefonico. La mia tariffa è un furto, andate a cagare! Metti le relazioni amorose. Non c'è di peggio a far crollare la fede al cristo. Il mio cuore pompa a vuoto. Fa cilecca e mi devo improvvisare. All'inizio è perfetto, siete anime gemelle, che bello il futuro del cazzo! Poi lei, all'improvviso diventa una cagna impazzita.. E si capisce che le donne sono tutte cagne impazzite! Allo stato brado, fanno gruppo solo per parlare di cazzi e borsette. E di "Mamma mia che sfigati sono gli uomini!". Poi quando le cose sono davvero importanti, per loro è di certo una penetrazione, si sbranano, e sbranano pure a te che non c'entri niente! E così, quando sei all'inizio questa banale verità te la dimentichi. Sai perché? Perché l'uomo è un inguaribile imbecille che regiona per induzione anche quando è un processo deduttivo. Sono tutte uguali. Egoiste, cagne e impazzite. Conosciuta una le conosci tutte in fondo. Ci hanno voglia di star male, significa che se le cose vanno bene, sai che fanno? Un fottuto casino. S'inventano il peggio, ma non credere che sia insicurezza, ansia, etc. è proprio voglia di star male e di farti star male. Ragiona su questo. In quelle fighe e culi che tu ci creda o no, sono passati chilometri e chilometri di cazzi. Vagoni, TIR, transatlantici di nerchie colanti di liquido seminale. Se ti va bene a trent'anni hanno percorso almeno tutta l'Italia, quelle fighe. Se hanno percorso l'Europa, fidati, lasciala subito. Sì, eh! Torrenti di sperma. Che vuoi farci? Annegarci? - Sono lo scroto ingrossato di Jack - Cammino freddo per le strade e mi dilania il vento, toh!, con 'sti buoni pasto - penso - mi facciano un'eutanasia? Poi elucubro che è meglio prendere un birra. Di fronte al bar, guardo dalle vetrine (eh sì, ti ci mettono in vetrina: sei carne da consumo), c'è gente! Ma no dio d'un cristo, a me la gente sta proprio sui coglioni! mi vado a bere della grappa a baita che, tanto, è come un'eutanasia, da soli. Sai che ti dico? servirebbero bar dove sbronzarti da solo. E dove puoi appestare il barista di merda e bacilli d'odio. Ma invece arrivano i tuoi amici, se ne hai, e dicono che sono lì per la festa di chi sa il cazzo. Ho una faccia pestata, un tipico costume di chi se ne frega. E io sì che volevo essere un Celine, già tanto se sono un Bukowsky all'amatriciana. Sono un misantropo cinico del cazzo, ma gatti non ce ne ho e ritengo che le intuizioni geopolitiche di Hank siano molto meglio. Però voglio essere un Celine, lo stesso, capisci? Ma in fondo credo di esserlo. Vai a bere in giro e tutte queste facce... è come se bevessi una bottiglia di vodka e ballassi da solo, comunque. Fino allo star male e rigettare. Un fottuto odio dentro, un odio simile all'angoscia, senza oggetto. Un odio incondizionato. Di fare un tanto al chilo, perché è così che si deve fare. Il discorso è così semplice che lo concludo in un mozzicone di frase. Mi domando, ma a me che me ne fotte di carriera, famiglia, figli, matrimonio, mutui, morti delle persone care, addii importanti? Ormai ho sborrato in tutti i buchi, giocato a Carmageddon, mangiato carne viva e non chiedo altro, tanto che la coazione a ripetere mi dà un senso del dovere e, vabbé, mi dispiace, ma io non devo niente a nessuno. Anzi! Ma, in franchezza, ciò che mi lascia qui senza proiettili nell'encefalo è semplice. Una sana, calda, potente voglia di dionisiaco caos. Sì, sì... Deridere le certezze dall'alto della mia follia mentre devo diventare vecchio e cenere... E mentre ero qui che bevo grappa invecchiata e fumavo Camel un mese fa e mi leggi, domani, vestito bene, dirò che sei il migliore e tu mi vorrai bene. Bene? bene! A me non me ne fotte un ceppo di minchia. Triste da dire, ma così è anche per te. Che se non hai già seppelito tuo padre lo farai prima o poi. Tuo padre è già una foto e tu sei lì che lo rimpiangi, forse... Le tue dita che diventano secche e quei solchi sul viso da leccate sull'orlo e di frasi sempre uguali a persone che se lo meritavano più o meno. Non c'è niente. Niente. Frasi sempre uguali, voglie sempre uguali. Occhi diversi, ma sempre occhi da guardare e dire: "Ti amo", "Ho voglia di te", "Sei speciale", "Te la faccio dentro"!. Ma, ma è tutto così uguale. Così deprimentemente uguale che ci vuole una gran fantasia a pensare che ci sia qualcosa di nuovo. Una tristezza da fanatico della vita, nient'altro ci vuole. Ma in tutta sincerità vai a puttane. O l'equivalente maschile per il femminile. Vuoi che ti parli di uomini per par condico? Ti accontento eh! Che vuoi? Ti ho detto che sono imbecilli. O meglio, siamo. L'uomo è una bestia, meno impazzita, ma è una bestia. Ha introdotto il concetto dell'onore e l'ha inculcato bene da subito, dalla prima volta che ha un "amico". Ma credi a me, è una semplice economia di bastonate. Gli uomini bastonano, bastonano e quanto! Sono peggio delle donne se non ce ne sono di mezzo o se te le ritrovano contro. Necessario questo, eh! E' il tetro animo di tanathos! Ho visto uomini allagare case e spingere giù dalle scale persone, così. Ma se ci sono di mezzo donne pérdono l'onore e son dei fottuti cani impazziti. L'onore è barattato per un bruno pelo di fica. Tali e quali. Però gli uomini vivono di futuro non di presente del cazzo. Sniffano l'onda e scopano la schiuma con goduria. Poi si buttano per le troie. Non ti fa ridere? A me sì. Mi fa ridere, eccome! Vedi... a me la gente sta sul cazzo, ma mi incuriosce. Sai cosa mi incuriosisce? Come, con che metodo, si nasconda l'amaro egoismo. Superi la delusione di modelli culturali, religiosi e chissalcazzo. Ciao testimone di geova! Ti spruzzo un po' di sangue, paura eh? Sangue! Sangue! Sangue! Misurati col mio cazzo di sorriso compiaciuto. La gente è come la merda.
giovedì 25 novembre 2010
I dialoghi nei sogni
PRIMO DIALOGO
Non vorrei un passato per poter credere di conoscerti da sempre e so già che mi chiameranno folle, perché ho ceduto la vita per il torpore di un momento che non ho compreso.
“ Ma noi siamo come ombre e viviamo nei vostri occhi nel buio di un istante. Non vi chiediamo pietà per la nostra diversità, se non siamo come il resto della vostra vigile consapevolezza.
Senza di noi non capireste la luce... E poi mi sembrano un piccolo prezzo da pagare quei brividi quando diamo un senso alla vostra esistenza possedendovi.
Gli antichi ci hanno chiamato dèi perché ci sapevano più forte dell'uomo, ora ci chiamate emozioni e siete convinti di poterci controllare. Ma mentre mi stai leggendo io ti sto possedendo e se solo una parte di te lo ha capito è perché l'altra parte di te è mia.
Tu... sei... mia... „
Cara emozione, scusa se non so chiamarti paura o amore. Ma quello che dici mi sembra arrogante... Abbiamo smesso di chiamarvi dèi perché lei è tua quanto tu sei suo... Non vi chiamiamo dèi perché anche voi senza di noi non sareste che un progetto gettato nel nulla.
SECONDO DIALOGO
- Vuole davvero lasciare a suoi occhi lo spettacolo di un amore che muore?
- No vostro onore, c'era lì un posto buio e vuoto, l'ho illuminato, guarnito e ora è lì che riposa.
- Figliolo come sai se riposa?, tra le sbarre lo farai soffocare...
- Vostro onore ho la fede... ho la fiducia in lei che mi ama
- Imputato io la chiamo per questo. E' vero, lei ha gli occhi di una donna che ama. Ma per un amore che muore assoluzione e delitto hanno lo stesso movente. Ora apra di nuovo il suo cuore e le dica "Io ti lascio scappare". Se la ama veramente, vedrà, lei non farà che tornare
TERZO DIALOGO
Dedico a te il buio della notte che nasconde i nostri occhi lontani.
Ti dedico questa nebbia che come fumo avvolge il mio corpo, che non soffre questo freddo notturno perché scaldato dall'idea di te. Perché ovunque ti trovi so che mi porti con te nel calore del tuo dormire. Nel tuo sogno. Nel tuo essere che ormai fa parte del mio, tenera creatura dagli occhi puri, dai pensieri folli, dalle parole intense che toccano il mio cuore. La tua natura mi affascina e mi protegge , mi travolge e mi spaventa al tempo stesso.
Ma indietro non si può tornare e io ti lascio al tuo dolce sognare.
Dolce signora del sogno dedico a te i miei pensieri primi. Era notte e mi ero perso, tu mi hai coccolato proteggendomi da eclissi terrestri di meste lune remote. Emergevo da desertici recessi di ghiaccio della mia anima, e tu mi hai donato il calore del tuo corpo, caldo più di un manto di lana al fuoco.
Ascolta dolce signora, tu sei raggio di tenebra e attraversi la materia, eterea tra atomi instabili, tra lucide lacrime di mondi lontani, ed a me hai portato la gioia?
Ti lascerò domarmi e sarò tue armi e tuo scudo, ti lascerò dissodarmi e sarò approdo sicuro per il tuo veliero durante furibonde tempeste negli oceani del tuo profondo.
Ti lascerò sedurmi e sarò il tuo bacio.
TERZO DIALOGO
Confluendo nello stesso mare stanno giocando le onde dei nostri destini. Salate come le mie lacrime, dolci come il tuo profumo, amare come la tua mancanza. Amore, è la nostra vita che scorre? O sono le tue labbra che si muovono per dirmi ti amo che la fanno esprimersi, e tutto il resto è il bianco siderale di un foglio immobile e insisgnificante che chiamiamo universo?
Piango e rido senza motivo, ho fame perché me ne devo ricordare; sono stremato, ma sono sveglio e lucido. Forse siamo morti e rinati con il tuo desiderio e ora il futuro che ci attende si sta scrivendo cancellando calendari non acora stampati...
QUARTO DIALOGO
Quanto calore in una carezza rimasta nelle mie mani
dall'ultimo incontro,
quanta tenerezza in uno sguardo lontano
quanta passione in un bacio pensato a occhi chiusi,
quanta emozione per una voce che ho già ascoltato,però,
guardandoci negli occhi.
L'amore,cos'è!è solo una parola
che si perde nel momento stesso che viene pronunciata.
Non esiste amore,non esiste nemmeno il ricordo,
non esiste il momento,perchè il momento finisce
nell'istante dopo.
Non dirmi "ti amo"per scordarti
di averlo detto,non accarezzarmi per poi andartene via,
non guardarmi per poi girarti e dimenticare i miei occhi.
Non amarmi,perchè voglio chiudere gli occhi e sognare
che un giorno lo farai.
Ti chiedo di togliermi la speranza
per poter soffrire per te.
Ti chiedo di non desiderarmi per poterti desiderare
ancora di più.
Però una cosa devi fare per me
quando domani ti sveglierai.
Ti chiedo di darmi il buongiorno,
per ricordarmi che sono viva con te.
Ti chiedo la buona notte per ricordarmi
che sto per dormire e potrò sognarti.
Ti chiedo di respirare
mentre lo sto facendo io.
Ti chiedo di sorridere perchè sai che
io esisto.
Ti chiedo solo questo!
perchè non esiste nessun amore
se viene pronunciato nel vuoto,non esiste nessun sentimento,
non esiste niente di tutto ciò che è solo
detto,niente!
esistono solo due cuori che stanno
battendo nello stesso momento,
tra un istante passerà anche questo pensiero
e verrà dimenticato.
Ma il nostro cuore continuerà a battere.
E domani mi manderai il buongiorno
e domani sera la buona notte.
E io continuerò a vivere,
sapendo che tu vivi con me!
E in questo,forse,c'è il solo e unico grande Amore che può
essere pronunciato senza paura che venga dimenticato!
Ti voglio, rispondere in prosa. Anche se questa è una poesia dedicata a noi. Per favore, questa falla diventare parte di te.
“Analizzo il cervello di Esmeralda e vi dico tutto quello che avviene in esso quando fate l'amore: vi spiego l'attività del suo setto e dei nuclei ipotalamici, vi informo che determinati peptidi vengono liberati assieme alla prolattina, l'ormone che che favorisce la secrezione lattea, e così via. Se a quel punto vi rivolgeste a lei dicendo: «Ma come è tutto qui? Il tuo amore non è reale, è solo una questione di chimica?», Esmeralda avrebbe ragione a rispondervi «Al contrario, tutta questa attività cerebrale dimostra che io ti amo davvero, che non sto fingendo, e dovrebbe renderti più sicuro dei miei sentimenti».„ - Ramachandran V.
Amore mio dolcissimo, cuori che battono si fermano e nuove cellule del miocardio si aggregano nei feti, pronti a battere. E questo ogni attimo dell'esistenza che è prima, durante e dopo noi. Il nostro cuore batte e noi ci amiamo. E cuori che battono e si fermano, cuori nuovi pronti a battere; noi, non ci pensiamo. Il nostro cuore batteva prima del nostro amore, ma non sappiamo se batterà dopo. Amore mio dolcissimo, il nostro amore è al di là di sistole e diastole.
Il pane è il pane, non ciò che lo ha prodotto. Il vino è il vino, non è l'uva e non è la vite. Così, se tu leggi le mie parole vedresti linee e spazi. In realtà è il mio messaggio per te che vivi di attimi e scordi l'esperienza umana. La parola non è il suo suono, nè la sua grafia. Allo stesso modo io che penso a noi non penso a te a me, ma a noi.
La nostra esperienza, come viviamo e ciò che percepiamo, è oltre. Amore mio. Alla convention di oggi un criminologo ha parlato di altri noi, di cui uno è in fin di vita per una male che distrugge le carni e senza cura. Per amore l'altro gli dà la morte. E questo è amore. Mi sono sentito morire dentro, mi sono sentito morire dentro e a stento trattenevo le lacrime pensando a noi. Lo sai perché? Perché ho conferme continue che ti amo.
Tu che vuoi la mia indifferenza per soffrire, fingendo proverò a donartela. Ricorda però che che esiste un Uomo oltre all'Uomo. Nietzsche appunto lo chiama l'Oltreuomo e Zaratustra predica le tre metamorfosi: Cammello, Leone e Bambino. L'Oltreuomo è figlio dell'Uomo e da lui trae la sua forza, ma lo supera. Il figlio dell'Uomo è il Bambino. Ora sei un Leone, ma il tuo cuore mi ha parlato da Cammello.
Ora ciò di cui ti parlerò ti sembrerà un delirio, ma ti sembrerà un delirio solo ora. Sarà la verità più limpida quando solo guardandoci negli occhi saremo complici. Ti ho afferrato la mano, ma sarai tu a passare da crisalide a farfalla. Ti sentirai morire, ma è solo morendo che puoi rinascere come Bambino.
“Tre metamorfosi vi cito dello spirito: di come lo spirito si trasforma in cammello e il cammello in leone e da ultimo il leone in bambino.
Per lo spirito ci sono molte cose gravose, per il forte e tollerante spirito in cui alberga il timore reverenziale. La sua forza esige pesi e pesi ancora più gravosi.
"Che cosa è pesante?" Così chiede il tollerante spirito, così s'inginocchia a terra, simile al cammello e vuol venire caricato bene.
"Che cosa è più pesante di tutto, o eroi" così chiede il tollerante spirito " perché io lo carichi su di me e mi rallegri della mia forza?"
Non è forse mortificarsi per far male alla propria superbia! Lasciar splendere la propria stoltezza per farsi beffe della propria saggezza?
Oppure è questo: separarci dalla nostra causa quando festeggia la sua vittoria? Salire su alti monti per tentare il tentatore?
Oppure è questo: nutrirsi delle ghiande e dell'erba della conoscenza e per amore della verità patire la fame dell'anima?
Oppure è questo: essere ammalati e rimandare a casa le persone venute a consolare, e fare amicizia con i sordi che non ascoltano mai quel che vuoi tu?
Oppure è questo: entrare in un'acqua sporca purché sia l'acqua della verità e non allontanare da sé le rane fredde e i bollenti rospi?
Oppure è questo: amare coloro che ci disprezzano e tendere la mano allo spettro che vuole metterci paura?"
Lo spirito tollerante si carica di tutte queste cose difficilissime: simile al cammello che si affretta carico nel deserto, così si affretta anche lui nel suo deserto.
Ma nel deserto più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diviene leone, vuole conquistarsi la libertà ed essere signore nel proprio deserto.
Qui cerca il suo ultimo signore: vuole diventare nemico suo e del suo ultimo dio, vuol combattere per la vittoria con il grande drago.
Qual è il grande drago che lo spirito non vuole più chiamare signore e dio? Il grande drago si chiama "Tu devi". Ma lo spirito del leone dico "Io voglio".
"Tu devi" gli sbarra il cammino, scintillante d'oro, animale squamato e su ogni squama splende aureo "Tu devi!"
Su queste squame splendono valori millenari e così parla il più potente di tutti i draghi: "Tutti i valori delle cose splendono su di me.
Tutti i valori sono già stati creati e io sono tutti i valori creati. In verità, nessun "Io voglio" deve più esistere!" Così parla il drago.
Fratelli miei, a che scopo c'è bisogno del leone nello spirito? A cosa non basta l'animale da soma che rinuncia e prova timore reverenziale?
Creare nuovi valori - neppure il leone ci riesce: ma a procurarsi libertà di creare - questo il potere del leone riesce a farlo.
Per procurarsi libertà e un sacro No anche dinanzi al dovere: per questo, fratelli miei, ci vuole il leone.
Prendersi il diritto di stabilire nuovi valori - questo è il più terribile atto per uno spirito tollerante e riverente. In verità per lui è un rapinare: una cosa per animale da preda.
Un tempo amava come suo dovere più sacro il "Tu devi": ora anche nel suo dovere più sacro deve trovare la pazzia e l'arbitrio per potersi prendere con la forza la libertà dall'amore: per questa rapina ci vuole il leone.
Ma dite, fratelli miei, che riesce a fare il bambino che non riesca a fare anche il leone? A che scopo il leone predatore deve divenire bambino?
Innocenza è il fanciullo e dimenticanza, un nuovo inizio, un gioco, una ruota che gira da sola, un primo movimento, un sacro dire di sì.
Sì, per il gioco del creare, fratelli miei, ci vuole un sacro dire di sì: ora lo spirito vuole la sua volontà, il senzamondo si conquista il suo mondo.
Tre metamorfosi dello spirito vi ho citato: di come lo spirito si è trasformato in cammello e il cammello in leone e il leone da ultimo in bambino.
Così parlo Zarathustra.„
Non vorrei un passato per poter credere di conoscerti da sempre e so già che mi chiameranno folle, perché ho ceduto la vita per il torpore di un momento che non ho compreso.
“ Ma noi siamo come ombre e viviamo nei vostri occhi nel buio di un istante. Non vi chiediamo pietà per la nostra diversità, se non siamo come il resto della vostra vigile consapevolezza.
Senza di noi non capireste la luce... E poi mi sembrano un piccolo prezzo da pagare quei brividi quando diamo un senso alla vostra esistenza possedendovi.
Gli antichi ci hanno chiamato dèi perché ci sapevano più forte dell'uomo, ora ci chiamate emozioni e siete convinti di poterci controllare. Ma mentre mi stai leggendo io ti sto possedendo e se solo una parte di te lo ha capito è perché l'altra parte di te è mia.
Tu... sei... mia... „
Cara emozione, scusa se non so chiamarti paura o amore. Ma quello che dici mi sembra arrogante... Abbiamo smesso di chiamarvi dèi perché lei è tua quanto tu sei suo... Non vi chiamiamo dèi perché anche voi senza di noi non sareste che un progetto gettato nel nulla.
SECONDO DIALOGO
- Vuole davvero lasciare a suoi occhi lo spettacolo di un amore che muore?
- No vostro onore, c'era lì un posto buio e vuoto, l'ho illuminato, guarnito e ora è lì che riposa.
- Figliolo come sai se riposa?, tra le sbarre lo farai soffocare...
- Vostro onore ho la fede... ho la fiducia in lei che mi ama
- Imputato io la chiamo per questo. E' vero, lei ha gli occhi di una donna che ama. Ma per un amore che muore assoluzione e delitto hanno lo stesso movente. Ora apra di nuovo il suo cuore e le dica "Io ti lascio scappare". Se la ama veramente, vedrà, lei non farà che tornare
TERZO DIALOGO
Dedico a te il buio della notte che nasconde i nostri occhi lontani.
Ti dedico questa nebbia che come fumo avvolge il mio corpo, che non soffre questo freddo notturno perché scaldato dall'idea di te. Perché ovunque ti trovi so che mi porti con te nel calore del tuo dormire. Nel tuo sogno. Nel tuo essere che ormai fa parte del mio, tenera creatura dagli occhi puri, dai pensieri folli, dalle parole intense che toccano il mio cuore. La tua natura mi affascina e mi protegge , mi travolge e mi spaventa al tempo stesso.
Ma indietro non si può tornare e io ti lascio al tuo dolce sognare.
Dolce signora del sogno dedico a te i miei pensieri primi. Era notte e mi ero perso, tu mi hai coccolato proteggendomi da eclissi terrestri di meste lune remote. Emergevo da desertici recessi di ghiaccio della mia anima, e tu mi hai donato il calore del tuo corpo, caldo più di un manto di lana al fuoco.
Ascolta dolce signora, tu sei raggio di tenebra e attraversi la materia, eterea tra atomi instabili, tra lucide lacrime di mondi lontani, ed a me hai portato la gioia?
Ti lascerò domarmi e sarò tue armi e tuo scudo, ti lascerò dissodarmi e sarò approdo sicuro per il tuo veliero durante furibonde tempeste negli oceani del tuo profondo.
Ti lascerò sedurmi e sarò il tuo bacio.
TERZO DIALOGO
Confluendo nello stesso mare stanno giocando le onde dei nostri destini. Salate come le mie lacrime, dolci come il tuo profumo, amare come la tua mancanza. Amore, è la nostra vita che scorre? O sono le tue labbra che si muovono per dirmi ti amo che la fanno esprimersi, e tutto il resto è il bianco siderale di un foglio immobile e insisgnificante che chiamiamo universo?
Piango e rido senza motivo, ho fame perché me ne devo ricordare; sono stremato, ma sono sveglio e lucido. Forse siamo morti e rinati con il tuo desiderio e ora il futuro che ci attende si sta scrivendo cancellando calendari non acora stampati...
QUARTO DIALOGO
Quanto calore in una carezza rimasta nelle mie mani
dall'ultimo incontro,
quanta tenerezza in uno sguardo lontano
quanta passione in un bacio pensato a occhi chiusi,
quanta emozione per una voce che ho già ascoltato,però,
guardandoci negli occhi.
L'amore,cos'è!è solo una parola
che si perde nel momento stesso che viene pronunciata.
Non esiste amore,non esiste nemmeno il ricordo,
non esiste il momento,perchè il momento finisce
nell'istante dopo.
Non dirmi "ti amo"per scordarti
di averlo detto,non accarezzarmi per poi andartene via,
non guardarmi per poi girarti e dimenticare i miei occhi.
Non amarmi,perchè voglio chiudere gli occhi e sognare
che un giorno lo farai.
Ti chiedo di togliermi la speranza
per poter soffrire per te.
Ti chiedo di non desiderarmi per poterti desiderare
ancora di più.
Però una cosa devi fare per me
quando domani ti sveglierai.
Ti chiedo di darmi il buongiorno,
per ricordarmi che sono viva con te.
Ti chiedo la buona notte per ricordarmi
che sto per dormire e potrò sognarti.
Ti chiedo di respirare
mentre lo sto facendo io.
Ti chiedo di sorridere perchè sai che
io esisto.
Ti chiedo solo questo!
perchè non esiste nessun amore
se viene pronunciato nel vuoto,non esiste nessun sentimento,
non esiste niente di tutto ciò che è solo
detto,niente!
esistono solo due cuori che stanno
battendo nello stesso momento,
tra un istante passerà anche questo pensiero
e verrà dimenticato.
Ma il nostro cuore continuerà a battere.
E domani mi manderai il buongiorno
e domani sera la buona notte.
E io continuerò a vivere,
sapendo che tu vivi con me!
E in questo,forse,c'è il solo e unico grande Amore che può
essere pronunciato senza paura che venga dimenticato!
Ti voglio, rispondere in prosa. Anche se questa è una poesia dedicata a noi. Per favore, questa falla diventare parte di te.“Analizzo il cervello di Esmeralda e vi dico tutto quello che avviene in esso quando fate l'amore: vi spiego l'attività del suo setto e dei nuclei ipotalamici, vi informo che determinati peptidi vengono liberati assieme alla prolattina, l'ormone che che favorisce la secrezione lattea, e così via. Se a quel punto vi rivolgeste a lei dicendo: «Ma come è tutto qui? Il tuo amore non è reale, è solo una questione di chimica?», Esmeralda avrebbe ragione a rispondervi «Al contrario, tutta questa attività cerebrale dimostra che io ti amo davvero, che non sto fingendo, e dovrebbe renderti più sicuro dei miei sentimenti».„ - Ramachandran V.
Amore mio dolcissimo, cuori che battono si fermano e nuove cellule del miocardio si aggregano nei feti, pronti a battere. E questo ogni attimo dell'esistenza che è prima, durante e dopo noi. Il nostro cuore batte e noi ci amiamo. E cuori che battono e si fermano, cuori nuovi pronti a battere; noi, non ci pensiamo. Il nostro cuore batteva prima del nostro amore, ma non sappiamo se batterà dopo. Amore mio dolcissimo, il nostro amore è al di là di sistole e diastole.
Il pane è il pane, non ciò che lo ha prodotto. Il vino è il vino, non è l'uva e non è la vite. Così, se tu leggi le mie parole vedresti linee e spazi. In realtà è il mio messaggio per te che vivi di attimi e scordi l'esperienza umana. La parola non è il suo suono, nè la sua grafia. Allo stesso modo io che penso a noi non penso a te a me, ma a noi.
La nostra esperienza, come viviamo e ciò che percepiamo, è oltre. Amore mio. Alla convention di oggi un criminologo ha parlato di altri noi, di cui uno è in fin di vita per una male che distrugge le carni e senza cura. Per amore l'altro gli dà la morte. E questo è amore. Mi sono sentito morire dentro, mi sono sentito morire dentro e a stento trattenevo le lacrime pensando a noi. Lo sai perché? Perché ho conferme continue che ti amo.
Tu che vuoi la mia indifferenza per soffrire, fingendo proverò a donartela. Ricorda però che che esiste un Uomo oltre all'Uomo. Nietzsche appunto lo chiama l'Oltreuomo e Zaratustra predica le tre metamorfosi: Cammello, Leone e Bambino. L'Oltreuomo è figlio dell'Uomo e da lui trae la sua forza, ma lo supera. Il figlio dell'Uomo è il Bambino. Ora sei un Leone, ma il tuo cuore mi ha parlato da Cammello.Ora ciò di cui ti parlerò ti sembrerà un delirio, ma ti sembrerà un delirio solo ora. Sarà la verità più limpida quando solo guardandoci negli occhi saremo complici. Ti ho afferrato la mano, ma sarai tu a passare da crisalide a farfalla. Ti sentirai morire, ma è solo morendo che puoi rinascere come Bambino.
“Tre metamorfosi vi cito dello spirito: di come lo spirito si trasforma in cammello e il cammello in leone e da ultimo il leone in bambino.
Per lo spirito ci sono molte cose gravose, per il forte e tollerante spirito in cui alberga il timore reverenziale. La sua forza esige pesi e pesi ancora più gravosi.
"Che cosa è pesante?" Così chiede il tollerante spirito, così s'inginocchia a terra, simile al cammello e vuol venire caricato bene.
"Che cosa è più pesante di tutto, o eroi" così chiede il tollerante spirito " perché io lo carichi su di me e mi rallegri della mia forza?"
Non è forse mortificarsi per far male alla propria superbia! Lasciar splendere la propria stoltezza per farsi beffe della propria saggezza?
Oppure è questo: separarci dalla nostra causa quando festeggia la sua vittoria? Salire su alti monti per tentare il tentatore?
Oppure è questo: nutrirsi delle ghiande e dell'erba della conoscenza e per amore della verità patire la fame dell'anima?
Oppure è questo: essere ammalati e rimandare a casa le persone venute a consolare, e fare amicizia con i sordi che non ascoltano mai quel che vuoi tu?
Oppure è questo: entrare in un'acqua sporca purché sia l'acqua della verità e non allontanare da sé le rane fredde e i bollenti rospi?
Oppure è questo: amare coloro che ci disprezzano e tendere la mano allo spettro che vuole metterci paura?"
Lo spirito tollerante si carica di tutte queste cose difficilissime: simile al cammello che si affretta carico nel deserto, così si affretta anche lui nel suo deserto.
Ma nel deserto più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diviene leone, vuole conquistarsi la libertà ed essere signore nel proprio deserto.
Qui cerca il suo ultimo signore: vuole diventare nemico suo e del suo ultimo dio, vuol combattere per la vittoria con il grande drago.
Qual è il grande drago che lo spirito non vuole più chiamare signore e dio? Il grande drago si chiama "Tu devi". Ma lo spirito del leone dico "Io voglio".
"Tu devi" gli sbarra il cammino, scintillante d'oro, animale squamato e su ogni squama splende aureo "Tu devi!"
Su queste squame splendono valori millenari e così parla il più potente di tutti i draghi: "Tutti i valori delle cose splendono su di me.
Tutti i valori sono già stati creati e io sono tutti i valori creati. In verità, nessun "Io voglio" deve più esistere!" Così parla il drago.
Fratelli miei, a che scopo c'è bisogno del leone nello spirito? A cosa non basta l'animale da soma che rinuncia e prova timore reverenziale?
Creare nuovi valori - neppure il leone ci riesce: ma a procurarsi libertà di creare - questo il potere del leone riesce a farlo.
Per procurarsi libertà e un sacro No anche dinanzi al dovere: per questo, fratelli miei, ci vuole il leone.
Prendersi il diritto di stabilire nuovi valori - questo è il più terribile atto per uno spirito tollerante e riverente. In verità per lui è un rapinare: una cosa per animale da preda.
Un tempo amava come suo dovere più sacro il "Tu devi": ora anche nel suo dovere più sacro deve trovare la pazzia e l'arbitrio per potersi prendere con la forza la libertà dall'amore: per questa rapina ci vuole il leone.
Ma dite, fratelli miei, che riesce a fare il bambino che non riesca a fare anche il leone? A che scopo il leone predatore deve divenire bambino?
Innocenza è il fanciullo e dimenticanza, un nuovo inizio, un gioco, una ruota che gira da sola, un primo movimento, un sacro dire di sì.
Sì, per il gioco del creare, fratelli miei, ci vuole un sacro dire di sì: ora lo spirito vuole la sua volontà, il senzamondo si conquista il suo mondo.
Tre metamorfosi dello spirito vi ho citato: di come lo spirito si è trasformato in cammello e il cammello in leone e il leone da ultimo in bambino.
Così parlo Zarathustra.„
mercoledì 24 novembre 2010
Il ritorno del mondo conosciuto
Si consumano così, tra avanzi e poesie, piatti da sciacquare e storie di noi. Si consumano così, tra teneri insieme e posaceneri da svuotare, pervasi da passioni e tovaglie da lavare. Si consumano così gli ultimi atti di uno squarcio nel blu. L'ultima sigaretta e poi, il sipario cola giù, è notte fuori! e nulla, più nulla. Ho freddo, amore, e sono triste e piove. Non voglio un'ultima carezza, tanto chi la sentirebbe qui. Chi me lo dice, se spinto da memorie dall'intenso, che abbracciandoti saresti di nuovo tu? Tu, quella di ieri... o meglio quella che eri domani. Se non c'è niente da fare, non c'è niente da rifare. Abbiamo corso la vita alla follia e finendo le batterie e se ci chiediamo se siamo arrivati è perché non c'era nessun luogo in cui arrivare. Ascolta i grandi, loro lo sapevano già. Si sono amati e si sono trovati due sconosciuti. Non ci sono tecnologie per gli amori che si guastano. Ho provato mille parole finora. Potrò scriverti le più strazianti, immaginare le più toccanti à la retorica del caso. Forcluderti la mia disperazione. Non è così. Non lo farò.
Dirò FINE ed è già un oblio.
Dirò FINE ed è già un oblio.
venerdì 5 novembre 2010
Oblio tascabile

E allora piovve sui cieli vuoti delle nostre allucinazioni al fosforo.
Derive di foglie nell'aria tersa del tagliente autunno delle nostre tentazioni,
tempeste di squarci urlano nella tasca del pastrano. Stai morendo amore?
Un cucchiao di zucchero o due?
E allora piovve sul fumo incrollabile dei nostri estri endorfinici.
Montaggi di immagini vere mormorano sulla nostra tecnologia del futuro,
sereni di vetro preziosi realizzano nel comodino della camera dei figli.
Oblii tascabili ci bruciano col fuoco.
giovedì 15 luglio 2010
Ondata di sangue a Melrose Place
Tenera amante della distruzione ti dedico una poesia. Ecco i versi che ho scritto mentre ti pensavo guardando fiumi di nuvole nere sopra la mia città scorrere nel deserto variegato dagli indefiniti confini dell'intima volta stellata. Sono nemico in città amica, condannato ai recessi oscuri dell'odio. Contaminato del male di metropoli ormai senza più mura, dove il dolore, ch'era segregato, adesso è dinamica omeostatica di popoli limitrofi e sperduti carichi di dolore vergine, ma antico. Dove la gente si intossica di promesse e spaccia, al prezzo della cittadinanza, promesse che poi non manterrà. Pusher di sogni effimeri, annunciatori di felicità da discount, cronisti della dolce vita altrui, reporter degli intrichi dell'olimpo. Tesoro, ti mancano gli apologeti della corruzione, i diplomatici dell'egoismo per tutti? Ecco mia cara, Melpomene mi apparve e sentenziò così:
Il fuoco li ha sterminati, ora giacciono come carbone
della betulla e della quercia. Il loro verbo ora è il silenzio.
Silenzio che è anche il nostro silenzio, ora, amore.
Il raccapriccio si è incarnato e giungono folate di assenzio,
aroma di incensi, profumo di visceri e d'ebbra liberazione.
Liberazione che è la nostra liberazione, ora, amore.
Dio stesso nel fuoco sacro li ha puniti per la loro arroganza
e ci ha dato gli occhi per ammirare la sua rovina.
Rovina che anche la nostra rovina, ora, amore.
Dall'apice dell'abisso ci corriamo incontro, bambina
incantevole e leggera nel tuo manto bruno d'organza.
Amore che è il nostro amore, ora.
Spero che tu li gradisca e possano rievocare 'sì forte come a me il giorno del nostro incontro, in me ancora vivido e ardente. Ricordi il gracchiare impetuoso e sordo? Ricordi gli stormi rovistare tra le carcasse brandelli di carne? Erano i corvi dal piumaggio lucido e nero. Punti di tenebra brillante nel cielo rutilante, arancione, spettacolare. Ricordi grattacieli sgretolati e condomini in frantumi? Strade invase di ultracorpi crepitanti e bile secca, acre plasma colante e gemente tra crepacci profondi da parete irta ed erosa da agenti millenari. Sagome avizzite sul tarmac fra mille pose contorte e inconfessabili, brancolanti in un tanfo pungente. Io ricordo la stretta di un sentimento mai provato prima, le lacrime ci scendevano libere e calde. Il nirvana risiedeva nei nostri stomaci puliti, nelle nostre sinapsi strutturate, nelle nostre arterie lisce. E così sotto il cielo organico ci siamo abbracciati forte, la prima volta. E poi ancora. Le lingue sature si scambiavano oro e argento nel nostro caveau prezioso e segreto. Gustavo il tuo profumo fulgente di idromele infuso dai tuoi abiti puri. Ti capivo perché mi capivi. Quindi tutto il resto è estinto e remoto. Fu. Il tuo crine fluente e levantino, leggero ondeggiava ai venti atomici. Il volto tuo così levigato era morbida porcellana e il corpo flessuoso, così perfetto da castigare Afrodite. Era la musica, era il silenzio, era la liberazione, era la rovina, ora è l'amore.
Il fuoco li ha sterminati, ora giacciono come carbone
della betulla e della quercia. Il loro verbo ora è il silenzio.
Silenzio che è anche il nostro silenzio, ora, amore.
Il raccapriccio si è incarnato e giungono folate di assenzio,
aroma di incensi, profumo di visceri e d'ebbra liberazione.
Liberazione che è la nostra liberazione, ora, amore.
Dio stesso nel fuoco sacro li ha puniti per la loro arroganza
e ci ha dato gli occhi per ammirare la sua rovina.
Rovina che anche la nostra rovina, ora, amore.
Dall'apice dell'abisso ci corriamo incontro, bambina
incantevole e leggera nel tuo manto bruno d'organza.
Amore che è il nostro amore, ora.
Spero che tu li gradisca e possano rievocare 'sì forte come a me il giorno del nostro incontro, in me ancora vivido e ardente. Ricordi il gracchiare impetuoso e sordo? Ricordi gli stormi rovistare tra le carcasse brandelli di carne? Erano i corvi dal piumaggio lucido e nero. Punti di tenebra brillante nel cielo rutilante, arancione, spettacolare. Ricordi grattacieli sgretolati e condomini in frantumi? Strade invase di ultracorpi crepitanti e bile secca, acre plasma colante e gemente tra crepacci profondi da parete irta ed erosa da agenti millenari. Sagome avizzite sul tarmac fra mille pose contorte e inconfessabili, brancolanti in un tanfo pungente. Io ricordo la stretta di un sentimento mai provato prima, le lacrime ci scendevano libere e calde. Il nirvana risiedeva nei nostri stomaci puliti, nelle nostre sinapsi strutturate, nelle nostre arterie lisce. E così sotto il cielo organico ci siamo abbracciati forte, la prima volta. E poi ancora. Le lingue sature si scambiavano oro e argento nel nostro caveau prezioso e segreto. Gustavo il tuo profumo fulgente di idromele infuso dai tuoi abiti puri. Ti capivo perché mi capivi. Quindi tutto il resto è estinto e remoto. Fu. Il tuo crine fluente e levantino, leggero ondeggiava ai venti atomici. Il volto tuo così levigato era morbida porcellana e il corpo flessuoso, così perfetto da castigare Afrodite. Era la musica, era il silenzio, era la liberazione, era la rovina, ora è l'amore.
Un treno per uno
Quando sei un figlio di puttana e cammini per strada, gli altri figli di puttana come te ti fiutano. Tu stesso essendone uno fiuti loro. Seguono compiaciute occhiate indifferenti e sorrisi strampalati sollevando a malapena un angolo della bocca. Spesso il destro. Ecco, così come quando sei per strada sudato come un verme, ti manca solo la tremarella e ti potrebbero tranquillamente scambiare per un tossico in crisi di astinenza a caccia di una dose, ma mantieni la tua dignità a passo deciso, impettito, un soldatino di piombo. Sguardo fiero di chi dice, "Sì sono sudato. Vuoi stringermi la mano?". Sei un grandissimo figlio di puttana se hai uno nuovo stile originale per dire vaffanculo, talmente inedito che il rambo dei poveri ne risulterebbe stordito o quanto meno sorpreso. Sul serio, non ci trovi più quella sottile differenza tra vero e falso, sicché uno o l'altro per te vanno bene comunque, basta che sia economicamente vantaggioso o almeno si intoni con la tua cravatta a righe anemiche. Posteggiatori d'auto abusivi venuti dall'oltretomba in spalle ai bulli da soma, cam-girls uscite dalla madre bagascia depressa con la voglia di cazzo e verdoni. Paraculi in giacca e borsetta da aperitivo delle 7 amanti di mocassini in pelle di scroto palestrato, cacciatrici di semplificazione attirate dall'ampollosità di certa retorica magniloquente, pazienti armati di kalashnikov che infilano bibbie sozze ai piedi di letti traballanti, vecchie zoccole nel loro corpo pernicioso che si producono unguenti per prevenire la putrefazione direttamente da ghiandole inframammellari auto-impiantate. Sono i sovrazzurri esseri nel social network diffuso dei figli di puttana. Ti invitano a casa se assetati del tuo sangue, ma ti offrono almeno un te.
Ahi noi, ai margini della rete internazionale si formano da autodidatti i piccoli rampolli della disciplina. Si sentono i possessori di una tecnica eccezionale, il manager commerciale a natale è così fiero di loro che sonoramente la pacca sulla spalla riverbera nel foyer del mattatoio in cui lavorano e, naturalmente, vengono pagati per non diventare più bravi di quel che non sono. Concentriamoci ora sulla fenomenologia. Un figlio di puttana di origine protetta è un conoscitore della Storia, ha letto almeno una volta Orazio e sa a memoria il Teeteto. Ha tatuato come minimo il busto di Protagora nell'interno coscia. Ti parla di Enrico VIII come se fosse suo nonno, attento. Davanti allo specchio, prima del telegiornale della sera, cerca di convincere la sua immagine riflessa che sia una persona in carne ed ossa. Poi gli chiede di badare alla vecchia madre inferma perché deve andare a Miami. Anzi dovrebbe essere già là. Tornando al giovane virgulto ha ancora una tenue forma di reverenza autentica, un soffio di fede religiosa insegnata a chi impara a guidare da Knight Rider ed argomentare da telefilm anni '70 con protagonisti afro-americani. Non sa che si impara meglio il codice della strada, quello che non ti insegnano a scuola guida, portando, a bordo di un furgone ospedialiero, un cuore appena espiantato da un tizio schiantato ad un semaforo e prelevato in loco. Aveva una bambola di pezza da regalare alla figlia il giorno del suo terzo compleanno, ma non ce l'ha fatta. Ora, quel cuore mozzato di fresco, andrà di corsa sotto la camicia candida del benefattore della città. Quello che ha costruito le ciminiere a Parco Incontaminato e ha creato tutto quel lavoro per noi. Dove voglio arrivare con questo? Il figlio di puttana inesperto ha troppa fiducia nel suo metodo e se fosse un giocatore di poker non farebbe altro che bluffare alla stessa maniera ogni mano. Il vero figlio di puttana bara, ma non bluffa mai. Non va a caccia di prede, ma di connivenza gerarchica. Dunque le prede arrivano da sole, o perché si sentono più furbe o perché sono verosimilmente decerebrate. Fatto sta che sta seduto ad aspettare sorseggiando una Schweppes producendosi in costanti rutti mascherati da parole pontificatrici. Effluvi iridescenti, minuti quasi-arcobaleni proiettati fra l'afa deforme dell'asfalto che suppura nell'estate più torrida da che ottuagenario possa rievocare. Con una semplice metafora, semplice così che anche tu possa capire, ha deciso che i diamanti sono preziosi, così da un giorno all'altro. Adesso il tuo barbagianni non fa più uova senza le canzoncine delle pubblicità di Anversa.
Credo che in fondo ognuno di noi nasca con una naturale impostazione ad essere un figlio di puttana. Così come per il genio musicale che si manifesta precoce. Così come per il talentuoso che apprende rapidamente ad essere eccellente nel suo campo. Così come c'è chi non è mai niente, eh sì, c'è pure lui d'altronde. Così è pure per quel suddetto gene umano. A differenza delle normali attitudini, il figlio di puttana è indistinguibile dalla parete dalla quale si posa. Non puzza di niente di particolare. Ha sempre la miglior parola da dire in qualsiasi caso per passare indistinto come un'ombra grigia in una coltre di fumo della sala d'attesa della stazione nella quale ti ritrovi dopo un ritardo di quattro ore per il treno che stavi aspettando. Inodore, incolore, insapore... ti lascia un evenescente déjà vu. A volte te lo ruba per sport. Quindi hai capito che solo i figli di puttana riconoscono i figli di puttana. Giustamente.
Ahi noi, ai margini della rete internazionale si formano da autodidatti i piccoli rampolli della disciplina. Si sentono i possessori di una tecnica eccezionale, il manager commerciale a natale è così fiero di loro che sonoramente la pacca sulla spalla riverbera nel foyer del mattatoio in cui lavorano e, naturalmente, vengono pagati per non diventare più bravi di quel che non sono. Concentriamoci ora sulla fenomenologia. Un figlio di puttana di origine protetta è un conoscitore della Storia, ha letto almeno una volta Orazio e sa a memoria il Teeteto. Ha tatuato come minimo il busto di Protagora nell'interno coscia. Ti parla di Enrico VIII come se fosse suo nonno, attento. Davanti allo specchio, prima del telegiornale della sera, cerca di convincere la sua immagine riflessa che sia una persona in carne ed ossa. Poi gli chiede di badare alla vecchia madre inferma perché deve andare a Miami. Anzi dovrebbe essere già là. Tornando al giovane virgulto ha ancora una tenue forma di reverenza autentica, un soffio di fede religiosa insegnata a chi impara a guidare da Knight Rider ed argomentare da telefilm anni '70 con protagonisti afro-americani. Non sa che si impara meglio il codice della strada, quello che non ti insegnano a scuola guida, portando, a bordo di un furgone ospedialiero, un cuore appena espiantato da un tizio schiantato ad un semaforo e prelevato in loco. Aveva una bambola di pezza da regalare alla figlia il giorno del suo terzo compleanno, ma non ce l'ha fatta. Ora, quel cuore mozzato di fresco, andrà di corsa sotto la camicia candida del benefattore della città. Quello che ha costruito le ciminiere a Parco Incontaminato e ha creato tutto quel lavoro per noi. Dove voglio arrivare con questo? Il figlio di puttana inesperto ha troppa fiducia nel suo metodo e se fosse un giocatore di poker non farebbe altro che bluffare alla stessa maniera ogni mano. Il vero figlio di puttana bara, ma non bluffa mai. Non va a caccia di prede, ma di connivenza gerarchica. Dunque le prede arrivano da sole, o perché si sentono più furbe o perché sono verosimilmente decerebrate. Fatto sta che sta seduto ad aspettare sorseggiando una Schweppes producendosi in costanti rutti mascherati da parole pontificatrici. Effluvi iridescenti, minuti quasi-arcobaleni proiettati fra l'afa deforme dell'asfalto che suppura nell'estate più torrida da che ottuagenario possa rievocare. Con una semplice metafora, semplice così che anche tu possa capire, ha deciso che i diamanti sono preziosi, così da un giorno all'altro. Adesso il tuo barbagianni non fa più uova senza le canzoncine delle pubblicità di Anversa.
Credo che in fondo ognuno di noi nasca con una naturale impostazione ad essere un figlio di puttana. Così come per il genio musicale che si manifesta precoce. Così come per il talentuoso che apprende rapidamente ad essere eccellente nel suo campo. Così come c'è chi non è mai niente, eh sì, c'è pure lui d'altronde. Così è pure per quel suddetto gene umano. A differenza delle normali attitudini, il figlio di puttana è indistinguibile dalla parete dalla quale si posa. Non puzza di niente di particolare. Ha sempre la miglior parola da dire in qualsiasi caso per passare indistinto come un'ombra grigia in una coltre di fumo della sala d'attesa della stazione nella quale ti ritrovi dopo un ritardo di quattro ore per il treno che stavi aspettando. Inodore, incolore, insapore... ti lascia un evenescente déjà vu. A volte te lo ruba per sport. Quindi hai capito che solo i figli di puttana riconoscono i figli di puttana. Giustamente.
venerdì 9 luglio 2010
Fuga dal sogno
Non era una profezia, lo sapevo fin dal primo momento. Tu anche. Di certo non ho cercato la fine, io, è venuta da sé finito il tuo sogno. Adesso hai sognato e puoi continuare con la vita che consideri reale, che è un sogno che non ti lascia svegliare. Ma io so che non è reale la tua vita reale, è un sogno fra i tanti possibili sogni che puoi fare. Lo spiegano da sé i miei personaggi che ti hanno accompagnata, fin'ultimo la rappresentazione di te stessa, ricordi? Che paura, e se fosse diventato un doppio sogno?, il nostro... un sogno consensuale, di quelli che diventa realtà?
Se interpreti un innamorato pazzo, di quelli che ti fanno promesse e proposte al limite della follia umana, in quel momento sei effettivamente un innamorato pazzo. Sei quel che fai come quando provi a fare un'espressione triste e infine ti intristisci davvero! Poi, per non cadere nel doppio sogno ecco l'antipatico. Deterrente velenoso, critico acerrimo, polemico fino al midollo. Comoda poliza per la fuga. Però, sotto tante maschere, c'è un attore? Ma chi è veramente l'attore se è ciò che interpreta? Se sta sempre recitando qualcosa come può l'attore contravvenire alla frammentazione della sua identità?
Se interpreti un innamorato pazzo, di quelli che ti fanno promesse e proposte al limite della follia umana, in quel momento sei effettivamente un innamorato pazzo. Sei quel che fai come quando provi a fare un'espressione triste e infine ti intristisci davvero! Poi, per non cadere nel doppio sogno ecco l'antipatico. Deterrente velenoso, critico acerrimo, polemico fino al midollo. Comoda poliza per la fuga. Però, sotto tante maschere, c'è un attore? Ma chi è veramente l'attore se è ciò che interpreta? Se sta sempre recitando qualcosa come può l'attore contravvenire alla frammentazione della sua identità?
venerdì 2 luglio 2010
Levitano
Piangi e ridi. E sei diventata vecchia. Ricordi?
Ricordi i capelli tuoi lucenti,
balsamo della tua bellezza.
Ricordi la tua allegria,
il tuo fulgente mistero?
Se dal nulla mi porti un souvenir, ti prego,
portami una nave.
So già dove andare, amica mia,
lì ci sono stato e so come tornare.
Se mi vuoi fare un dono,
il viaggio è lungo e nero,
solo portami una nave per andare.
Ricordi i capelli tuoi lucenti,
balsamo della tua bellezza.
Ricordi la tua allegria,
il tuo fulgente mistero?
Se dal nulla mi porti un souvenir, ti prego,
portami una nave.
So già dove andare, amica mia,
lì ci sono stato e so come tornare.
Se mi vuoi fare un dono,
il viaggio è lungo e nero,
solo portami una nave per andare.
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