Batte da spezzare il fiato certe volte la cassa. Boati profondi da far tremare i polmoni fra le costole. Percossi con foga. Schiacciati con rabbia. Un richiamo ancestrale che ci ricorda, attirandoci, che siamo uomini. Ci ammonisce per aver dimenticato che la lotta per sopravvivere, attendendo la stagione della nostra gloria o del nostro lento, ma costante declino, continua. E questa nostra musica che ci tieni in piedi, è lei... siamo noi. Una musica che ci suona dentro dal momento in cui alcune cellule hanno dato forma al nostro miocardio già nel ventre di nostra madre. Usciti ci dà lei il tempo, con il suo calore o la sua freddezza. La prima lezione di percussioni è così.
Altre volte il periodo dei colpi è un ritmo più articolato, fatto di fruscii e secchi rintocchi di rullante. E poi ridi, ti innamori di qualcuno conosciuto per caso. Ancora il loro incedere si fa rigoglioso e fluisce perfetto. Sbigottiti se si trasforma in odio, quando i charleston si fanno aggressivi e sincopati e lo stesso rullante di prima ora segna un tempo diverso. Si prepara ad una svolta, perché non basta ridere una volta per dire di aver vissuto. No. Il ritmo della nostra vita è imprevedibile, non è regolare come vorremmo. È fatta di movimenti, di attese e ripartenze. Un crash e poi piangi. Siamo solo noi a sentirli. Nessuno, solo noi. Tutto tace. Lo sai... il silenzio è la condizione più distante dalla natura del suono, forse è anche per questo che il silenzio ha la sua vibrazione nella nostra armonia.
Aspetta ragazzo, abbi pazienza. Presta orecchio: qualcuno sta strusciando la spazzola sui piatti, molto piano, ma in questo silenzio tu riesci a sentirli. Aspetta ragazzo se li senti crescere di nuovo, perché finché il respiro sarà tuo quella cassa fragorosa è sempre pronta a rintoccare. A battere da spezzare il fiato.
martedì 27 ottobre 2009
domenica 11 ottobre 2009
Esperienza: un'introduzione
L'esperienza è un manuale di realtà per l'Uomo.
L'esperienza è un oggetto che è per la coscienza e vive nella memoria dell'individuo. Come oggetto di linguaggio più viene destrutturato e compreso più esso prende significato.
Un'esperienza è un evento oggettualizzato, nel senso che un evento è tale in quanto irripetibile e imprevedibile ed il mondo della Vita si dà tramite eventi, quindi in sé non può divenire ad esperienza se di per sé non viene nominato. Ciò che ha un nome è un oggetto.
La percezione della realtà avviene come una narrazione ad opera dei sensi e della cognizione.
Una narrazione può essere considerata anche una sequenza di simboli.
Infatti il simbolo è il raccordo, il riferimento tra la cosa e la nostra mente, prendendo come significato l'uso nel dominio del contesto e del linguaggio in generale.
Una sequenza è l'ordine con cui si distribuiscono gli elementi nella dimensione, nel nostro caso il tempo e lo spazio.
Da ciò concludiamo che la vita si dà alla mente come un "testo", perciò con una struttura linguistica. Dall'altro lato la sintassi e la grammatica sono parto della mente stessa quando raccoglie, esamina, decide sugli elementi della vita. Esse sono nel loro intimo innate e infine affinate con l'esperienza e dal successo o fallimento del loro utilizzo.
La prospettiva genetica lascia intendere che il fine ultimo dell'attività religiosa prima, scientifica poi (insomma fatti culturali), sia la ricerca del gene di sopravvivere all'incertezza dell'ambiente. Il gene cerca l'immortalità. Immortalità che sia nella riproduzione di se stesso, nel Regno dei Cieli, nella chimica e nella fisica.
Descrivendo l'epicentro dei fenomeni umani con la teoria genetica dawkinsoniana si possono ottenere illuminanti intuizioni sull'organizzazione sociale, culturale, storica della continuità dell'esistenza dell'animale Uomo sulla Terra nella varie forme finora apparse.
[END]
L'esperienza è un oggetto che è per la coscienza e vive nella memoria dell'individuo. Come oggetto di linguaggio più viene destrutturato e compreso più esso prende significato.
Un'esperienza è un evento oggettualizzato, nel senso che un evento è tale in quanto irripetibile e imprevedibile ed il mondo della Vita si dà tramite eventi, quindi in sé non può divenire ad esperienza se di per sé non viene nominato. Ciò che ha un nome è un oggetto.
La percezione della realtà avviene come una narrazione ad opera dei sensi e della cognizione.
Una narrazione può essere considerata anche una sequenza di simboli.
Infatti il simbolo è il raccordo, il riferimento tra la cosa e la nostra mente, prendendo come significato l'uso nel dominio del contesto e del linguaggio in generale.
Una sequenza è l'ordine con cui si distribuiscono gli elementi nella dimensione, nel nostro caso il tempo e lo spazio.
Da ciò concludiamo che la vita si dà alla mente come un "testo", perciò con una struttura linguistica. Dall'altro lato la sintassi e la grammatica sono parto della mente stessa quando raccoglie, esamina, decide sugli elementi della vita. Esse sono nel loro intimo innate e infine affinate con l'esperienza e dal successo o fallimento del loro utilizzo.
La prospettiva genetica lascia intendere che il fine ultimo dell'attività religiosa prima, scientifica poi (insomma fatti culturali), sia la ricerca del gene di sopravvivere all'incertezza dell'ambiente. Il gene cerca l'immortalità. Immortalità che sia nella riproduzione di se stesso, nel Regno dei Cieli, nella chimica e nella fisica.
Descrivendo l'epicentro dei fenomeni umani con la teoria genetica dawkinsoniana si possono ottenere illuminanti intuizioni sull'organizzazione sociale, culturale, storica della continuità dell'esistenza dell'animale Uomo sulla Terra nella varie forme finora apparse.
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Laboratorio di esperienza
" Una testa illuminata da una passione scopre nelle cose che tale passione gli ha imposto di considerare molte cose che soltanto le teste dominate da passioni altrettanto forti hanno conosciuto.
Più una passione diventa forte, più raramente è stata provata. Per esempio, prendendo come unità l'amore più folle che sia mai esistito, se trovo oggi a Parigi mille persone che lo provano al grado 5/10, ne troverò soltanto seicento che lo provano al grado 6/10 e probabilmente nessuna che lo provi al grado 10/10. La maggior parte degli uomini ha la mania di credere di aver provato tutto ciò che si può sentire. Di conseguenza un uomo che ha provato soltanto 5/10 d'amore, se vede un dramma in cui il poeta ne abbia mostrato nei suoi personaggi 6/10, dentro di sé lo trova fuor di natura, perché prende la propria natura per quella dell'uomo in generale.
La maggioranza degli uomini ha imposto nomi. Non ha potuto darne a ciò che non era mai caduto sotto uno dei suoi cinque sensi e che la sua anima non aveva mai provato. Dunque tanto più si diventa appassionati più la lingua viene meno. "
- Stendhal: Filosofia nova
Più una passione diventa forte, più raramente è stata provata. Per esempio, prendendo come unità l'amore più folle che sia mai esistito, se trovo oggi a Parigi mille persone che lo provano al grado 5/10, ne troverò soltanto seicento che lo provano al grado 6/10 e probabilmente nessuna che lo provi al grado 10/10. La maggior parte degli uomini ha la mania di credere di aver provato tutto ciò che si può sentire. Di conseguenza un uomo che ha provato soltanto 5/10 d'amore, se vede un dramma in cui il poeta ne abbia mostrato nei suoi personaggi 6/10, dentro di sé lo trova fuor di natura, perché prende la propria natura per quella dell'uomo in generale.
La maggioranza degli uomini ha imposto nomi. Non ha potuto darne a ciò che non era mai caduto sotto uno dei suoi cinque sensi e che la sua anima non aveva mai provato. Dunque tanto più si diventa appassionati più la lingua viene meno. "
- Stendhal: Filosofia nova
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