Lei è cambiata, ha maturato e messo in cantiere i cambiamenti necessari per condurre una vita gratificante. Dal canto mio, spero che l'esperienza e il mio amorevole lavoro con lei siano stati parte del meccanismo che l'ha portata ad un traguardo (in)sperato.
Togliendo il mio Io dall'equazione e parlando in termini oggettivi la paranoia ed il contenuto delirante si sono drasticamente ridotti anche se non del tutto eliminati, ma è perfettamente nella nosografia del normale. La vendetta e la tacita cospirazione ha lasciato spazio al perdono ed all'empatia, oserei accostare, mitigante e mediatrice. Una sferzata di autostima e auto-organizzazione finalmente ha preso il comando donandole la capacità di tagliare con il passato con la sua Visione del mondo castrante ed al limite del masochismo. Forse questo ha spento la paranoia e, dunque, pensando meno agli altri parte dell'elaborazione è caduta su sè stessa balenando un narcisismo ferito da un ideale dell'Io frustrante. Sono permalosa, certo, suona meglio di Sono una vittima. Già così è un risultato eccellente. Ora è il turno per lei di rafforzare queste nuove credenze esperendo gratificazione dal suo nuovo modo di vivere, riparando la ferita narcisistica e irrobustendo la sua autostima. Il suo ideale è certamente già cambiato.
Ci vorrà ancora del lavoro per consolidare i progressi e della fortuna per non ripiombare nel precedente modo di vivere che per quanto disastroso l'ha portata fino a me, cioè era sufficiente per continuare a vivere. Ma come si sa, la libertà acquisita, se tolta, porta alla rivoluzione.
Negli spazi che si è costruita, qui e ora, dovrà rilanciarsi nella socialità e trovare l'uomo giusto con cui condividere i giorni. Ci sta già provando, segno che l'ottimismo le soffia sulle vele.
Quanto a me, averla reincontrata, significa solamente averla persa di nuovo. Non ci sarebbe nessun problema se non provassi dolore per questo. Un dolore irrazionale ed ambiguo. Un sentimento che è decisamente nuovo per me, dal quale non so difendermi e anche se non ci penso un macinio lo sento dentro, all'altezza del diaframma. Lo strano lavoriccio ha dato del suo meglio a cena nella sua casa nuova, assalendomi dal di dentro, come conati strozzati. Niente piacevoli.
Giocando un po' così, con il senso, sembra che sia sinonimo di vuotare il sacco, di dire quello che in realtà dovrei dire, ma tengo dentro. Ma sinceramente non so cosa dire di sensato, data la mia ambivalenza patologica.
Non le avrò fatto una buona impressione, per quanto fossi stato lucido per analizzare, non ero lì con lei.
A questo punto il mio Io torna a far parte delle incognite x dell'esperienza maturata dall'inizio dell'anno scorso, il 2007. Come ho scritto prima il mio desiderio è di aver contribuito al suo miglioramento, di essere stato cruciale nella sua vita. Se così fosse significherebbe: 1) mi ha amato (come io ho amato lei), 2) il mio agito è conforme alle mie aspettative, 3) sono utile a qualcuno, malgrado la mia scarsa manualità :).
Non lo saprò mai.
Togliendo il mio Io dall'equazione e parlando in termini oggettivi la paranoia ed il contenuto delirante si sono drasticamente ridotti anche se non del tutto eliminati, ma è perfettamente nella nosografia del normale. La vendetta e la tacita cospirazione ha lasciato spazio al perdono ed all'empatia, oserei accostare, mitigante e mediatrice. Una sferzata di autostima e auto-organizzazione finalmente ha preso il comando donandole la capacità di tagliare con il passato con la sua Visione del mondo castrante ed al limite del masochismo. Forse questo ha spento la paranoia e, dunque, pensando meno agli altri parte dell'elaborazione è caduta su sè stessa balenando un narcisismo ferito da un ideale dell'Io frustrante. Sono permalosa, certo, suona meglio di Sono una vittima. Già così è un risultato eccellente. Ora è il turno per lei di rafforzare queste nuove credenze esperendo gratificazione dal suo nuovo modo di vivere, riparando la ferita narcisistica e irrobustendo la sua autostima. Il suo ideale è certamente già cambiato.
Ci vorrà ancora del lavoro per consolidare i progressi e della fortuna per non ripiombare nel precedente modo di vivere che per quanto disastroso l'ha portata fino a me, cioè era sufficiente per continuare a vivere. Ma come si sa, la libertà acquisita, se tolta, porta alla rivoluzione.
Negli spazi che si è costruita, qui e ora, dovrà rilanciarsi nella socialità e trovare l'uomo giusto con cui condividere i giorni. Ci sta già provando, segno che l'ottimismo le soffia sulle vele.
Quanto a me, averla reincontrata, significa solamente averla persa di nuovo. Non ci sarebbe nessun problema se non provassi dolore per questo. Un dolore irrazionale ed ambiguo. Un sentimento che è decisamente nuovo per me, dal quale non so difendermi e anche se non ci penso un macinio lo sento dentro, all'altezza del diaframma. Lo strano lavoriccio ha dato del suo meglio a cena nella sua casa nuova, assalendomi dal di dentro, come conati strozzati. Niente piacevoli.
Giocando un po' così, con il senso, sembra che sia sinonimo di vuotare il sacco, di dire quello che in realtà dovrei dire, ma tengo dentro. Ma sinceramente non so cosa dire di sensato, data la mia ambivalenza patologica.
Non le avrò fatto una buona impressione, per quanto fossi stato lucido per analizzare, non ero lì con lei.
A questo punto il mio Io torna a far parte delle incognite x dell'esperienza maturata dall'inizio dell'anno scorso, il 2007. Come ho scritto prima il mio desiderio è di aver contribuito al suo miglioramento, di essere stato cruciale nella sua vita. Se così fosse significherebbe: 1) mi ha amato (come io ho amato lei), 2) il mio agito è conforme alle mie aspettative, 3) sono utile a qualcuno, malgrado la mia scarsa manualità :).
Non lo saprò mai.
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