ovvero La Croce di Kant
All'improvviso cambia tutto. Di nuovo incerto, senza credere all'apparenza e alla sostanza ci diciamo questo:
- Da qualche parte ho letto che una persona può dirsi saggia e equilibrata quando sa, partendo dalle sue azioni, il male che farà. Aggiungo che poi decide se ne vale la pena o meno.
- Perchè me lo dici?
- Ogni tanto ho qualche perla...
Chi non ascolta i suoi sogni, è inevitabile, soccomberà sotto il suo peso: un gatto in cantina diventa una tigre. Rubare un fiore, gettare la maschera... sapere di essere scoperti. E rubarlo lo stesso. Che disumano coraggio. O forse troppo umano? Che si tratti veramente di coraggio, poi? I fiori vengono via così facilmente con i loro steli esili. Anche i fiori del male hanno steli esili e sbocciano di notte.
Poi L. mi scrive - Ho letto la "prefazione" de "La Coscienza di Zeno" ieri. Mi sembra promettente. Mi piace sopratutto l'ultimo paragrafo che inizia con: "Le pubblico per vendetta e spero gli dispiaccia". Un libro che comincia cosi non può essere male.
Rispondo - è la parte che mi è sempre piaciuta, dalle superiori. Il breve commento dello psicanalista di Zeno trasforma un racconto noioso in interessante, serve per rendere la finzione più amara di quello che è, tocca l'apice della trilogia di Svevo. Cioè "Senilità" e "Una vita": il malessere dell'uomo moderno... poi "Le pubblico per vendetta e spero gli dispiaccia" è esattamente la dedica che volevo scrivere prima di donartelo.
- [..]
- La gente è un essere impalpabile che usiamo per nascondere le nostre colpe. Servono nomi e cognomi per parlare veramente di gente.
- Nel Castello di Kafka non si sa bene chi fa cosa.
- Kafka era indubbiamente malato. Comunque sia, anche nella sua malattia, che gli avrebbe fatto decidere di bruciare i suoi grandi testi, è diventato famoso e simbolo. Dobbiamo ringraziare il suo amico che non ha rispettato le sue volontà.
- La mia filosofia è di dare precisamente le cose di cui ha bisogno qualcuno per fare un compito. Non si puo indovinare quello che non conosco: Kafka era forse malatto, ma non Joseph K.
- Il processo è iniziato, per tutti. Ti sembrerà facile più dirlo che farlo, ma puoi essere anche al contrario (che in realtà sarebbe il verso giusto), solamente decidendo da un momento all'altro di esserlo. Non fa tanta differenza, dopo tutto. Processo o non processo. Dunque puoi fare cose che non conosci per il semplice gusto di sbagliarle, magari potrai piacevolmente scoprire che ti sbagliavi tu.
- è quindi sempre il trionfo dell'apparenza?
- Tu riesci a distinguere l'apparenza dalla sostanza?
- No, ma non mi fido all'apparenza.
- Mandelbrot, famoso matematico, è stato insignito di una laurea honoris causa in medicina per le sue ricerche sui frattali. La forma e la sostanza? La forma è la sostanza come nei frattali...
Numerose università del mondo gli hanno conferito la laurea honoris causa; in Italia l'Università degli studi di Bari gliene ha conferita una in Medicina e Chirurgia il 13 novembre 2007 con la seguente motivazione: "La visione altamente unificante del fenomeno della vita che ci offre il professor Mandelbrot, si riflette in campo medico con un approccio unitario, prima sconosciuto, alla malattia e alla persona malata". In occasione del conferimento della laurea, il prof. Mandelbrot ha tenuto una lectio magistralis intitolata "Fractals in Anatomy and Physiology", nella quale fra l'altro affermava:
« Il concetto di base che unisce lo studio dei frattali alle discipline come la biologia e quindi anatomia e fisiologia parte dalla convinzione di un necessario superamento della geometria euclidea nella descrizione della realtà naturale. Volendo essere molto sintetici, i frattali servono a trovare una nuova rappresentazione che parta dall’idea di base che il piccolo in natura non è nient'altro che una copia del grande. La mia convinzione è che i frattali saranno presto impiegati nella comprensione dei processi neurali, la mente umana sarà la loro nuova frontiera. »
- Vuoi dire che se dico che sono (sostanza) quello che non sono (forma), allora sono (sostanza) quello che dico (forma)?
- Mi hai detto di essere un orefice, vuol dire che è falso?
- Ah, no. Non ho detto che dico sempre quello che non sono.
- Logica a parte: ciò che è dimostrabile è scientifico.
- Se dico che sono una impostura, allora dico quello che non sono.
- Se ti guida la Bellezza, e dice che questo è bello... allora questo sia. Non è dell'Uomo il Vero e il Giusto.
- La verità e la felicità si trova nei dettagli.
- Per me la verità è un concetto, perciò non esiste (nel senso di Dasein) e la felicità arriva da sola e dura poco. E poi la felicità sta nella bellezza, non nella verità, anzi sono nemiche. Felicità e verità.
- Fortunatamente ognuno ha il sentimento della verità. La felicità non è nella verità certo, ma possibilmente nella ricerca della verità.
- La mia esperienza, quindi un parere del tutto soggettivo, mi insegna che la verità nasconde la sofferenza, ergo scoprendo il velo di maya potresti rimanere molto deluso.
- C'è un eccellente film francese "Rois et Reine" in cui il personnaggio principale dice verso la fine del film più o meno questo: "nella vita si crede sempre di avere la verità. Ma succede che qualche volta si ha un po' torto e che ce se ne accorga. Allora il sentimento è sublime e dà un grande prezzo alla vita". Dico questo a memoria. Ma l'idea mi piace.
- è vero, anche se dire vero è contro quello che dicevamo prima...
- Ahahahahahah
Cosa sta succedendo? Chi ha parlato?
...
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