L'esperienza è un manuale di realtà per l'Uomo.
L'esperienza è un oggetto che è per la coscienza e vive nella memoria dell'individuo. Come oggetto di linguaggio più viene destrutturato e compreso più esso prende significato.
Un'esperienza è un evento oggettualizzato, nel senso che un evento è tale in quanto irripetibile e imprevedibile ed il mondo della Vita si dà tramite eventi, quindi in sé non può divenire ad esperienza se di per sé non viene nominato. Ciò che ha un nome è un oggetto.
La percezione della realtà avviene come una narrazione ad opera dei sensi e della cognizione.
Una narrazione può essere considerata anche una sequenza di simboli.
Infatti il simbolo è il raccordo, il riferimento tra la cosa e la nostra mente, prendendo come significato l'uso nel dominio del contesto e del linguaggio in generale.
Una sequenza è l'ordine con cui si distribuiscono gli elementi nella dimensione, nel nostro caso il tempo e lo spazio.
Da ciò concludiamo che la vita si dà alla mente come un "testo", perciò con una struttura linguistica. Dall'altro lato la sintassi e la grammatica sono parto della mente stessa quando raccoglie, esamina, decide sugli elementi della vita. Esse sono nel loro intimo innate e infine affinate con l'esperienza e dal successo o fallimento del loro utilizzo.
La prospettiva genetica lascia intendere che il fine ultimo dell'attività religiosa prima, scientifica poi (insomma fatti culturali), sia la ricerca del gene di sopravvivere all'incertezza dell'ambiente. Il gene cerca l'immortalità. Immortalità che sia nella riproduzione di se stesso, nel Regno dei Cieli, nella chimica e nella fisica.
Descrivendo l'epicentro dei fenomeni umani con la teoria genetica dawkinsoniana si possono ottenere illuminanti intuizioni sull'organizzazione sociale, culturale, storica della continuità dell'esistenza dell'animale Uomo sulla Terra nella varie forme finora apparse.
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