martedì 27 ottobre 2009

Il ritmo delle nostre vite

Batte da spezzare il fiato certe volte la cassa. Boati profondi da far tremare i polmoni fra le costole. Percossi con foga. Schiacciati con rabbia. Un richiamo ancestrale che ci ricorda, attirandoci, che siamo uomini. Ci ammonisce per aver dimenticato che la lotta per sopravvivere, attendendo la stagione della nostra gloria o del nostro lento, ma costante declino, continua. E questa nostra musica che ci tieni in piedi, è lei... siamo noi. Una musica che ci suona dentro dal momento in cui alcune cellule hanno dato forma al nostro miocardio già nel ventre di nostra madre. Usciti ci dà lei il tempo, con il suo calore o la sua freddezza. La prima lezione di percussioni è così.
Altre volte il periodo dei colpi è un ritmo più articolato, fatto di fruscii e secchi rintocchi di rullante. E poi ridi, ti innamori di qualcuno conosciuto per caso. Ancora il loro incedere si fa rigoglioso e fluisce perfetto. Sbigottiti se si trasforma in odio, quando i charleston si fanno aggressivi e sincopati e lo stesso rullante di prima ora segna un tempo diverso. Si prepara ad una svolta, perché non basta ridere una volta per dire di aver vissuto. No. Il ritmo della nostra vita è imprevedibile, non è regolare come vorremmo. È fatta di movimenti, di attese e ripartenze. Un crash e poi piangi. Siamo solo noi a sentirli. Nessuno, solo noi. Tutto tace. Lo sai... il silenzio è la condizione più distante dalla natura del suono, forse è anche per questo che il silenzio ha la sua vibrazione nella nostra armonia.
Aspetta ragazzo, abbi pazienza. Presta orecchio: qualcuno sta strusciando la spazzola sui piatti, molto piano, ma in questo silenzio tu riesci a sentirli. Aspetta ragazzo se li senti crescere di nuovo, perché finché il respiro sarà tuo quella cassa fragorosa è sempre pronta a rintoccare. A battere da spezzare il fiato.

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