Abbiamo in bocca migliaia di parole. Sembrerà che dirle in qualche modo ci dia il potere di parlare, il che è vero sola a metà. L'altra mezza verità è che le parole ci parlano. Serve un certo slancio fuori dal mediocre e dalla sua forma raffinata per sentirsi orditi ad ogni modo dall'ordito della lingua. Cosa vorrà mai dire? Se mediocre è parlare pensando di avere potere sulle parole, la mediocrità raffinata è pensare di avere potere sulle parole pensando che che a governarle sia la grammatica, la semantica, eccetra eccetra. Dunque governando un dispositivo che governa un dispositivo dovrei esserne io il padrone del dispositivo... No! Illusione!
Ora, il mediocre raffinato: una metafora ed un profilo. Dunque, il mediocre raffinato ha trovato il modo di sentirsi superiore agli altri perché ha sezionato la cultura degli altri in una cultura più rarefatta, che pur sempre è cultura. Tutti i mediocri raffinati sono stati mediocri ed ora si distinguono assegnando un etichetta a questo e a quello con l'autorità del filosofo. Stiamo parlando esattamente quella polymatheia che rende un tizio qualsiasi un giurista esperto. Questo raffinamento della mediocrità consiste in una proliferazione delle categorie di ciò che è immediatamente vissuto in un qualcosa che è astrattamente vissuto. E mi si dirà: beh non è quello che stai facendo anche tu? Se ve ne siete accorti siete molto svegli perché in questo caso è, concedetemelo, autologico o per i più raffinatamente mediocri, questo è meta-mediocre.
Non possiamo a meno di essere mediocri, e mediocre, oltre la connotazione negativizzante, non ha niente che non va. Mediocre vuol dire in sostanza "medio". Statisticamente medio. Il più semplice da trovare in una popolazione; l'essere più comune nella saccoccia dei grandi numeri. La persona mediocre è consapevolmente o inconsapevolmente mediocre. E consopevolmente o inconsapevolmente spinge all'uniformazione, al conformismo, della mediocrità. La mediocrità, ebbene sì, signori e signore della giuria, forma una struttura. La mediocrità è un microcosmo con un pressione alla stabilità che, quando viene mutata dall'interno, si chiama "progresso", oppure, quando viene mutata dall'esterno, "complotto".
Struttura e dispositivo, due parole molto astratte che non vogliono dire niente nel mondo mediocre dove tutto è ciò che appare. Dove si può facilmente tornare alla cosa in sé. Già il mediocre raffinato, quando si raffina ulteriormente - se il suo vettore spaziale lo spinge così forte -, ha una mezza idea di come astrarre le sue astrazioni. E queste diventano strutture e dispositivi. Le persone non vivono in un mondo, vivono in una struttura e/o dispositivo. La struttura pone e il dispositivo dispone. La persona emerge-da.
Da che mondo è mondo c'è chi canta la gloria di Dio e chi descrive minuziosamente l'arredamento per ufficio. Da che possiamo partire per la tangente ma non lo faremo. Procedere con l'astrazione vuol dire staccarsi dalla mediocrià, cosicché anche il mediocre raffinato sta staccando da terra. Ha i piedi pelosi e due bozzi vicino alle scapole. Cosa succederebbe se il mediocre raffinato si fissasse in una posizione nel cosmo e dice, come nei cartelli dei parchi divertimento: "io sono qui"? Non individuerebbe, signori e signore della giuria, una teoria dei luoghi e dello spazio?
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