martedì 10 giugno 2014

Ab-Grund

Quanto apprezziamo la linearità del pensiero. La consecutio causale che da A porta a B, da B a C, da C a D e così via all'infinito. Amiamo il pensiero causale delle regole condizionali e il solo scoprirne ci fa sentire geniali, così di conseguenza il nostro encefalo si inonda di dopamina, serotonina, GABA, ecc. ecc. Uno tsunami chimico nel piccolo microcosmo più complesso dell'universo che conosciamo. Più è lontano il punto di partenza dal punto di arrivo, come in una maratona, tanto più l'endorfina irrora i nuclei subcorticali.
Eppure quanto è misterioso il più banale dei dettagli, sebbene capiti nella ragnatela delle relazioni che concepiamo. Scrivevo molto tempo fa che tutto è nelle parole. Dopo una parentesi materialistica abbastanza importante nella mia biografia sono tornato un crudo idealista, perciò mi sento in pericolo. Incomprensibile a me stesso, ricercatore di un fondamento Abgrund - s-fondato. Corrispondenze della filogenesi con l'ontogenesi, dell'ontogenesi con la cosmogenesi. Della cosmogenesi con la filogensi, e così via... all'infinito. Da circa un anno è tornato quel ricordo infantile, quello strano gioco di corrispondenze folli che porta fuori dall'ordine. Ed anche qui il terzo escluso fa male, poiché non si può essere entro e fuori dall'ordine. Come celebrare il matrimonio della logica con la non-logica? Ci penso ogni giorno, che voglia o meno.
Come può essere finito con l'infinto? - si chiedeva Bruno. Questa è la tappa fondamentale della fine - o del principio, ch'è lo stesso - dei fondamenti. Come può essere tutto il contrario di tutto e nessuno dei due? Grande domanda per il più complesso nodo gordiano dell'universo. Della parte ad immagine e somiglianza del tutto. Della parte che è, come ormai un cliché da Mandelbrot in poi, un frattale dell'Uno.

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