venerdì 12 dicembre 2014

Qualcosa di spiacevole

Da qualche giorno ho una sensazione spiacevole in corpo. Parte dallo stomaco e arriva fino alle ginocchia. Mi indebolisce. A volte tento di resisterle. Poi la lascio andare e mi ci immergo per capirla. E come descriverla? Può essere come un campo magnetico che mi risucchia dall'interno, non è spiacevole in quanto tale, ma è la sua valenza neutra a renderla inquietante. Se fosse per lei dovrei rimanere a osservarla finché perdo la memoria, come se rinascessi da una forma larvante. È una forza totale, che crea i suoi confini silenziosi da proteggere con l'aggressività dei soldati in prima linea. Una trincea sfocata, una esplosione di sordità.
Che spiegazione posso dare? Forse è l'aver dato fino a creare un buco nell'anima da cui sto sgorgando via. Ultimamente mi chiedo con rinnovata ingenuità cosa è vero e cosa non lo è, se con vero intendo i riferimenti su cui basavo una breve condotta di riqualificazione della vita. Sembra di non potere uscire dal sogno degli altri, o dal sonno degli altri. Vengo sognato, il mio tempo non è mai il mio. È il calcolo di qualche cinico, di qualche stratega, di qualche affamato faccendiere. Sono la pedina solitaria in mezzo alla scacchiera e faccio gola a fanti, regine e torri. Avevo provato a smettere di giocare, ma non ero pronto. O meglio, lo ero, ma forse non era il momento. Smettere di giocare è più difficile che giocare, pure il Buddha diceva che se ti concentro solo sul tuo respiro per un'ora sei meglio di lui. Dobbiamo giocare! E volevo smettere di giocare per l'esatto motivo per cui ora ho questa sensazione. Vuoto, inutilità, nullità, insensatezza, illusione, delusione. Solo che per smettere di giocare devi amere tutto ciò, il nulla che è ogni mossa. Nulla che è tutta la scacchiera. Va proferito il nulla. Solo che smettere di giocare non è divertente e - come si dice - non ho voglia di pensarci.
Cos'è l'illuminazione in fondo? La rottura delle necessità, l'annichilimento dei modali - tutto è possibile e se tutto è possibile allora niente è possibile, se tutto è impossible nulla è necessario - da cui vigono allora tutti i controfattuali, ossia nessuna legge. L'illuminazione è il niente. Niente è la luce. Allora se l'illuminazione è il niente lo è anche questa sensazione che cercherò di estrovertire - prima o poi -  per far implodere il fuori.

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